Fantozzi

Fantozzi - Luciano Salce, 1975


La tragicomica quotidianità del ragionier Ugo Fantozzi trasforma ufficio, famiglia e sfortuna in una satira feroce e malinconica dell’italiano medio.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,64
(28 voti totali)

Trailer

“Fantozzi Ragionier Ugo, matricola 7820/8 bis..”

Diciamoci la verità, parlare di Fantozzi significa parlare di un personaggio entrato talmente a fondo nella cultura italiana che molte sue parole e situazioni vengono ancora usate anche da chi il film non lo ha visto da anni. Il ragionier Ugo Fantozzi, matricola 7820/8 bis, non è soltanto uno sfortunato impiegato. È il simbolo grottesco di un mondo del lavoro fatto di capi irraggiungibili, colleghi opportunisti, umiliazioni quotidiane e rituali aziendali assurdi. Paolo Villaggio lo rende tragico e irresistibile nello stesso momento.

Ho scelto due parole per definire Paolo Villaggio: genio e visionario. A modo suo lo era davvero. Prima crea Fantozzi sulla pagina, poi lo porta al cinema e gli dà un corpo, una voce e una gestualità impossibili da separare dal personaggio. Luciano Salce dirige lasciando che la comicità nasca dall’accumulo e dall’esagerazione. La signorina Silvani, il ragionier Filini, la signora Pina e i superiori diventano parti di un universo in cui ogni piccola difficoltà quotidiana può trasformarsi in catastrofe.

Il bello è che sotto le gag resta una malinconia molto forte. Fantozzi perde quasi sempre, viene umiliato e continua comunque a presentarsi al lavoro, alle feste, alle gite e alle occasioni sociali in cui spera di essere finalmente accettato. È proprio questa perseveranza assurda a renderlo più umano della caricatura che sembra. Molte scene sono diventate modi di dire, ma rivederle dentro il film fa capire quanto fossero precise nel raccontare gerarchie, conformismo e frustrazione.

Fantozzi è un’opera senza tempo che ha segnato intere generazioni e resta uno dei pilastri della comicità italiana. Non tutte le battute hanno lo stesso sapore cinquant’anni dopo, ma il cuore satirico è ancora sorprendentemente riconoscibile. Se volete esplorare altra comicità del nostro archivio, trovate anche la Top 100 delle commedie. Qui, però, siamo davanti a qualcosa di più specifico: un personaggio che è diventato praticamente un aggettivo. E non succede spesso.

Le disavventure di Fantozzi funzionano perché partono quasi sempre da qualcosa di normalissimo e lo spingono fino al disastro assoluto. Una giornata di lavoro, una partita, una gita o una serata mondana diventano prove di sopravvivenza in cui il ragioniere è condannato a perdere con una precisione matematica. La comicità è fisica, linguistica e sociale insieme. Villaggio inventa parole, deformazioni e immagini che il pubblico italiano finirà per adottare come proprie.

Ma ridurre Fantozzi alle battute più famose sarebbe ingiusto. Dietro la risata c’è una critica feroce al servilismo, alla burocrazia e al desiderio disperato di essere accettati da chi ci tratta peggio. È per questo che il personaggio continua a essere riconoscibile anche quando l’Italia raccontata sullo schermo non esiste più nello stesso modo. Cambiano uffici e abitudini, resta quella sensazione molto fantozziana di essere sempre l’ultimo nella fila sbagliata. È lì che la risata diventa anche un po’ dolorosa. E forse è proprio per questo che, mezzo secolo dopo, continuiamo ancora a riconoscerci in lui molto più di quanto vorremmo.

Scheda del film

Titolo originale
Fantozzi
Anno
Regia
Luciano Salce
Durata
101 minuti
Cast
Paolo Villaggio, Anna Mazzamauro, Gigi Reder, Giuseppe Anatrelli, Liù Bosisio

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