“Adoro respirare quest’aria”

Validissimo thriller fantascientifico dell’ex Monty Pyhton Terry Gilliam (Il Senso della Vita, Brazil), liberamente ispirato al geniale cortometraggio di Chris Marker, La Jetée.

Nel 2035, a causa di un virus letale che ha quasi completamente sterminato il genere umano, i pochi superstiti sono costretti a vivere nel sottosuolo come ratti, controllati da un misterioso gruppo di scienziati. James Cole (Bruce Willis) è un detenuto che viene scelto per essere spedito più volte nel passato, con l’importantissimo incarico di capire chi siano stati i responsabili dello scoppio dell’epidemia. Giungendo sino al virus originario, Cole potrebbe ridare una speranza all’umanità, ma non è facile per lui sopportare i continui sbalzi temporali e mantenere la lucidità.

Gilliam prende un soggetto brillante e lo trasforma in un film coinvolgente, ricco di colpi di scena e non privo di spunti di riflessione. Il regista affronta così il tema dei viaggi nel tempo e i paradossi che ne conseguono (direi tutte cose comunque già viste), creando una realtà “uroborica” in cui il finale a sorpresa porterà alla quadratura del cerchio.