In Mistero di un Impiegato, il regista Fabio Del Greco racconta la routine apparentemente normale di un impiegato e della sua vita piena di false sicurezze. Per certi versi ci sono alcuni spunti grotteschi dell’italiano medio raccontato nei film di Checco Zalone. Ma qui siamo in un contesto fantascientifico e inquietante, dalle parti di Orwell e Philip K. Dick, dove la normalità diventa poco alla volta qualcosa di sospetto. Giuseppe Russo ha un lavoro fisso, una moglie, una casa e abitudini perfettamente riconoscibili. È dipendente dal suo smartphone e trova una strana soddisfazione nell’acquisto seriale di alcuni prodotti, soprattutto una marca di acqua minerale e un sapone liquido che continua ad accumulare. Tutto sembra ordinato, prevedibile e perfino rassicurante, finché un incontro mette una crepa in quella tranquillità.
Un misterioso vagabondo consegna a Giuseppe alcune vecchie videocassette VHS nelle quali lui stesso compare da bambino, da adolescente e da giovane. Il problema è che di quelle immagini non ricorda assolutamente nulla. Da quel momento la sua esistenza comincia a perdere consistenza: qualcuno sembra averlo osservato per anni, conoscere le sue abitudini e perfino intervenire sulla sua percezione della realtà. La parte più interessante del film sta proprio nel modo in cui un oggetto analogico come una videocassetta diventa la chiave per mettere in crisi una vita dominata dal digitale, dagli acquisti e dalle piccole routine automatiche. Giuseppe non scopre semplicemente un complotto, ma comincia a domandarsi quanto della propria identità gli appartenga davvero e quanto invece sia stato costruito intorno a lui.
Fabio Del Greco, regista, sceneggiatore, montatore e interprete del film, porta avanti il racconto come un thriller indipendente che usa la fantascienza soprattutto per parlare del presente. Il “Grande Fratello” orwelliano non ha bisogno di un futuro lontano: lo smartphone, il consumo, l’omologazione e la sensazione di essere continuamente osservati bastano già a rendere credibile la prigione di Giuseppe. Via via che ci si avvicina al finale, anche le location diventano più simboliche e quasi mitologiche, allargando il sottotesto verso domande molto semplici e molto antiche: chi siamo veramente? Che cosa definisce la nostra identità? Siamo davvero sicuri che quella che abbiamo costruito, o che ci hanno costruito addosso, sia l’unica possibile?
Del Greco lavora da anni fuori dai percorsi più convenzionali del cinema italiano e questa libertà produttiva si sente nel modo in cui il film preferisce inseguire le proprie ossessioni invece di addomesticarle. Non tutto è levigato, ma proprio una certa ruvidità contribuisce all’atmosfera paranoica della storia. Nel cast torna anche Chiara Pavoni, collaboratrice abituale del regista. Mistero di un Impiegato resta un titolo curioso soprattutto per chi ama la fantascienza italiana indipendente e i film che usano una premessa narrativa per aprire domande più grandi sulla società contemporanea. Il film è ancora disponibile in streaming su Indiecinema.

