Secondo lo Zhuangzi, classico della letteratura taoista cinese, chi segue la propria natura non si consuma cercando di essere altro da sé. Big Fish & Begonia parte proprio da questo tipo di sensibilità e costruisce una favola dominata dall’amore, dal sacrificio e dal rapporto fra esseri umani e natura. Liang Xuan e Zhang Chun hanno lavorato al progetto per dodici anni, mescolando disegno tradizionale e animazione digitale in immagini che richiamano inevitabilmente la meraviglia dello Studio Ghibli senza ridursi a una sua imitazione. Il risultato è un mondo visivo ricchissimo, pieno d’acqua, creature, architetture impossibili e passaggi fra vita e morte.
Chun è una ragazza che vive in un universo parallelo a quello umano, abitato dagli Altri, esseri incaricati di governare fenomeni naturali e custodire l’equilibrio del mondo. Al compimento dei sedici anni deve trascorrere alcuni giorni sulla Terra sotto forma di delfino rosso, come rito di passaggio. Durante questa esperienza rischia di morire e un ragazzo umano le salva la vita sacrificando la propria. Tornata a casa, Chun non riesce ad accettare quel debito e compie una scelta enorme: cede parte della propria esistenza per riportare indietro l’anima del giovane, che nel suo mondo assume la forma di un piccolo pesce chiamato Kun.
Da quel momento il film smette di essere soltanto una storia di riconoscenza. Il legame fra Chun e Kun entra in conflitto con le leggi del suo mondo e con le paure della comunità, mentre Qiu, amico di Chun, rimane coinvolto in un sacrificio ancora diverso e forse più doloroso proprio perché meno ricambiato. La forza del film sta nel prendere emozioni molto semplici e trattarle come forze naturali: amare qualcuno significa alterare equilibri, assumersi responsabilità e accettare che le nostre scelte possano avere conseguenze anche su chi non abbiamo intenzione di ferire. La mitologia del film è densa e non sempre spiegata fino in fondo, ma proprio questa sensazione di entrare in un universo più antico e più grande dei protagonisti contribuisce al fascino. Ogni porta, creatura o rito sembra appartenere a una storia cominciata molto prima di Chun.
In Cina il film è stato un enorme successo, con oltre 85 milioni di dollari d’incasso, ed è arrivato nelle sale italiane nel 2018 dopo un percorso produttivo lunghissimo. Alcuni passaggi narrativi possono risultare meno immediati per chi non conosce l’immaginario mitologico cinese, ma la potenza delle immagini permette comunque di lasciarsi trasportare. Se amate i film d’animazione che non hanno paura di parlare di morte, desiderio e sacrificio con un linguaggio poetico, Big Fish & Begonia è una piccola meraviglia da recuperare.

