Ah te sei la scoreggiona, ti ho riconosciuta dall’alito
Ai più sembrerà impossibile, ma prima di diventare il Pupi Avati di “La casa dalle finestre che ridono” e creare una delle pellicole horror più riuscite della storia del cinema italiano, Avati si dilettava con commedie a dir poco bizzarre (un gusto che non ha comunque perso dato che del suo horror ne fece la parodia con “Tutti defunti tranne i morti”).
La storia inizia intorno al ‘700 quando una suora vergine venne stuprata da dei guerrieri sotto questo fico fiorone. La donna, divenuta santa, si stabilì sull’albero e partorì un bambino. Il fico divenne miracoloso col tempo curando qualsiasi male. Il giovane Anteo Pellacani vi salì sano, per ottenere più forza e rimase sfigurato a vita ad una gamba. Divenuto adulto e barone, medita di distruggere la pianta e avere la sua vendetta.
Più che commedia astrusa la definirei dal vago sapore felliniano e non solo per la comune terra d’origine. Si mischiano strane visioni e personaggi atipici (tra cui Lucio Dalla, amico del regista) a una storia intrisa di erotismo e religione. Grazie ad un Tognazzi acido quanto triste calato nei panni di un personaggio molto sfaccettato e impreziosito da un Paolo Villaggio fenomenale, tinto biondo platino e gestore di un servizio prostitute. Folle, divertente, ma anche triste nel finale. Vale una visione.




