“No”
“E il cane?”
“È mio fratello, è stato qui un paio di anni fa ma non ce l’ha fatta…”
Una società in cui i single sono vietati?! Per molti di noi sarebbe un incubo da cui scappare a gambe levate, per altri una manna dal cielo. L’aragosta (lobster) è un animale che vive a lungo e che può trascorrere la propria esistenza in acqua. Aragosta è anche l’opzione scelta da David (Colin Farrell) qualora la sua permanenza all’albergo non dovesse portare i risultati sperati. L’uomo è stato appena lasciato dalla moglie ed è stato prontamente “deportato” in una struttura adibita alla ricerca dell’anima gemella. Questa sorta di prigionia ha un limite di tempo, al termine del quale i suoi ospiti devono trovare una persona con cui dividere il resto dei propri giorni. Allo scadere del countdown, in caso di missione fallita, si viene trasformati nell’animale prescelto. Un futuro tutt’altro che utopico che queste persone accettano con grande rassegnazione. Questa sorta di alienazione culmina nella maggior parte dei casi con degli accoppiamenti forzati che i malcapitati accettano senza troppe remore. Una prospettiva a cui sembra inesorabilmente indirizzato il protagonista, almeno in un primo momento…
Il regolamento dell’albergo è tanto semplice quanto spietato: gli ospiti hanno 45 giorni per trovare un partner, e possono guadagnarne altri partecipando alla caccia ai single fuggiti nel bosco. Ogni rapporto sembra nascere da una caratteristica da esibire, anche quando si tratta di un difetto o di una coincidenza insignificante. L’amore, invece di essere un sentimento, diventa una pratica da sbrigare entro la scadenza. David, interpretato da un Colin Farrell insolitamente dimesso, attraversa tutto questo con una rassegnazione che fa quasi più paura delle regole stesse. E il suo cane, scopriamo presto, è il fratello che non è riuscito nell’impresa.
Il film non ha bisogno di grandi effetti speciali per costruire un universo disturbante. Bastano gli interni ordinati, le conversazioni impassibili, le piccole umiliazioni pubbliche e una cortesia che nasconde una violenza enorme. I dialoghi sono volutamente freddi, pronunciati come se nessuno avesse mai imparato a esprimere davvero un’emozione. Anche le risate arrivano con un certo disagio: ci si diverte e un attimo dopo ci si chiede perché. Il bersaglio non è soltanto l’obbligo sociale di formare una coppia, ma qualsiasi sistema che pretende di decidere come e con chi dobbiamo vivere.
Titolo fuori dagli schemi, che sconfina nella fantascienza senza averne però i tratti distintivi. Il lavoro di Yorgos Lanthimos (regista greco già affermatosi con Kynodontas) ci descrive una comunità totalmente priva di morale e di valori, un mondo solo in apparenza ovattato. Una grande pellicola capace come poche altre di trasferire nello spettatore un’angoscia profonda.

