A Cena con il Dittatore

La Cena - Manuel Gómez Pereira, 2025


Voto medio: 3,90
(21 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 106 minuti
GENERE: Commedia
CAST: Mario Casas, Alberto San Juan, Asier Etxeandia, Oscar Lasarte, Martín Páez, Elvira Mínguez, Ferran Gadea, Carlos Serrano, Carmen Balagué, Eva Ugarte, Xavi Francés, Antonio Resines, Sergio Caballero, David Díaz (II), Luis Miguel Martín, Nora Hernández.

“Se Franco vuole cenare al Palace… Franco cenerà al Palace, porca di quella vacca!”

Una cena da preparare in poche ore, un hotel trasformato in ospedale e un ordine che non si può rifiutare: Franco (Francisco) vuole mangiare lì, quella sera. A cena con il Dittatore parte così, con un’idea semplice e potentissima, e poi la spinge fino a farla diventare una corsa impazzita tra commedia, tensione e puro caos. La premessa è già un piccolo cortocircuito: pochi giorni dopo la fine della Guerra Civile spagnola, un hotel di Madrid trasformato in ospedale deve organizzare in fretta e furia una cena per il dittatore e i suoi generali. Il problema è che il personale è diviso, molti sono anti-franchisti e la soluzione più “pratica” è liberare prigionieri politici… purché sappiano cucinare. Da qui in poi il film si muove come una commedia degli equivoci sempre più sporca, in cui ogni personaggio porta addosso una tensione reale: chi vuole salvarsi, chi vuole scappare, chi prova a restare umano in un sistema che non lo permette. Il ritmo è alto, spesso volutamente sopra le righe, e la regia gioca molto con gli spazi chiusi, con porte che si aprono e si chiudono, con una costruzione quasi teatrale che richiama il vaudeville ma lo contamina con un senso costante di pericolo. Quando funziona davvero, è perché riesce a far convivere questi due livelli: la leggerezza apparente e la violenza latente. E lì dentro, tra un brindisi forzato e un piano di fuga improvvisato, il film trova la sua voce più interessante.

Il cast tiene in piedi questo equilibrio con una certa solidità. Alberto San Juan lavora di precisione, costruendo un maître che sembra sempre sul punto di perdere il controllo ma non lo fa mai del tutto. Mario Casas ha momenti efficaci, anche se a tratti sembra rincorrere il tono del film senza afferrarlo completamente. E poi c’è Asier Etxeandia, che entra in scena come una presenza disturbante e dà al film quella spinta inquieta che serve quando la commedia rischia di diventare troppo leggera. Il problema, semmai, è che non tutto regge allo stesso livello: alcune linee narrative si perdono, certi passaggi sembrano più funzionali al ritmo che davvero sviluppati, e il tono caricaturale (soprattutto nella rappresentazione di Franco e del suo entourage) può risultare troppo scoperto per chi cerca una lettura più stratificata. Ma è una scelta precisa: qui il dittatore non è analizzato, è ridotto a figura grottesca, quasi svuotato per essere messo in ridicolo. E questo, nel bene e nel male, definisce tutto il film.

C’è una scena che riassume perfettamente lo spirito di A cena con il Dittatore: una cucina improvvisata, corpi stanchi, tensione che si taglia con il coltello… e qualcuno che deve comunque pensare all’impiattamento perfetto per Franco. È lì che il film di Manuel Gómez Pereira decide di non essere “rispettoso” della storia, ma di attraversarla con un’ironia nervosa, quasi scomoda, che trasforma un contesto tragico in un teatro di caos, paura e sopravvivenza. Non è un film storico nel senso classico, e non vuole esserlo: è piuttosto una macchina narrativa che mescola commedia nera, farsa e thriller, trovando una sua identità proprio nel continuo sbilanciamento tra risata e disagio. Questo è uno di quei film da vedere con l’aspettativa giusta. Se cerchi un racconto storico rigoroso o un’analisi profonda del franchismo, rischi di restare fuori. Se invece ti interessa un’operazione più libera, che usa l’assurdo e la comicità per parlare di potere, paura e sopravvivenza, allora può essere un’esperienza sorprendente. Non sempre fa ridere davvero, non sempre centra ogni passaggio, ma ha il coraggio di sporcarsi le mani e di giocare con un periodo delicatissimo senza chiedere permesso. E questo, anche quando inciampa, lo rende difficile da dimenticare.