Central do Brasil

Central do Brasil - Walter Salles, 1998


Voto medio: 4,50
(2 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 113 minuti
GENERE: Drammatico
CAST: Fernanda Montenegro, Vinicius de Oliveira, Marilia Pêra.

“Gli argomenti che volevo esplorare nel mio film erano molti e diversi, ma la cosa principale era il desiderio della gente di comunicare, di esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti e, a volte, la loro incapacità di farlo” (frase del regista)

Il cinema è sempre un viaggio, un viaggio nei sogni, un viaggio nella propria vita, un viaggio nelle vite degli altri: in questo film il viaggio è protagonista e noi lo compiamo insieme a Dora, ex maestra elementare che arrotonda la pensione scrivendo lettere per gli analfabeti alla stazione centrale di Rio, e Josuè, uno dei suoi “clienti”. Il ragazzino va alla stazione con la madre per scrivere una lettera al padre che li ha abbandonati, il giorno seguente la donna ha un grave incidente e Josuè, rimasto solo, chiede aiuto a Dora per ritrovare suo padre.

L’improbabile coppia si metterà in cammino per affrontare questo viaggio che ricorda l’antica quête delle fiabe, dove l’oggetto è un sogno di nostalgia. Mentre sulla strada si snodano le vite dei due protagonisti, così lontani così vicini, si affaccia dai finestrini, sbuca dagli angoli, sorprende con piccoli lampi la vita del Brasile che non esibita sfacciatamente rimane impressa ancora di più negli occhi dei due protagonisti e si rispecchia nei nostri. Il viaggio è allora conoscenza di sé ma anche dell’altro, pretesto per rimettere ordine nella propria vita, sia essa ancora acerba come quella di Josuè, sia già disillusa dal tempo come quella di Dora e l’incontro con le vite degli altri non può che aprire gli occhi e la mente e il cuore. Forse così sarà più facile accettare la propria condizione, per ripartire verso una vita altra, consapevoli di essere parte di un’umanità che è specchio del tempo e di noi stessi.

Film da vedere perché con leggerezza, a volte ironia e tanta tanta poesia descrive insieme il sogno e la realtà, senza scadere nel banale pietismo furbo.