Vorrei cominciare questa ode a Chiedimi se sono felice con una premessa: questo non è il solito articolo per consigliare un film. È più un obbligo a vederlo, se mai esistesse qualcuno che ancora non l’abbia fatto… anche se non mi capacito di come questo possa essere possibile. Dopo l’esordio al cinema con Tre Uomini e una Gamba e il successivo Così è la Vita, Aldo, Giovanni e Giacomo, insieme a Massimo Venier, si cimentano in un’opera più compatta e sentimentale, diventata uno dei loro maggiori successi. Perfetta da ogni punto di vista: a cominciare dal livello comico che supera di netto le precedenti, per quanto anch’esse decisamente di alto livello. Non fraintendermi, se sai di cosa parlo sai che è ben difficile decidere quale sia il migliore… Ma qui, forse più che altrove, le battute funzionano perché arrivano da personaggi a cui finiamo davvero per voler bene.
Mi azzardo in una scelta semplicemente perché, al contrario del primo film, Chiedimi se sono felice non ricorre all’uso di sketch riempitivi — i gangster, Ajeje Brazorf e il conte Dracula — ma segue un filo narrativo unico, mai spezzato, come già succedeva nel secondo. E a quest’ultimo, che già risulta un’ottima commedia drammatica, aggiunge di fatto una nota importante di romanticismo, rendendola perno centrale dello svolgimento e facendone così un film ancor più completo, a mio avviso: un amore appena nato, tradimenti, rotture insanabili tra amici, una riunione imprevista… Marina Massironi entra perfettamente in questo equilibrio perché non è una semplice presenza romantica intorno al trio: il suo personaggio diventa parte del rapporto fra Aldo, Giovanni e Giacomo e contribuisce a far emergere gelosie, fragilità e incomprensioni.
La forza di questa pellicola sta nel suo realismo, nel modo in cui i tre amatissimi comici riescono a calarsi nei panni di personaggi talmente comuni che credo sia impossibile non identificarsi almeno un po’ in loro. C’è anche il sogno del teatro, che dà alla storia una direzione precisa: non sono soltanto tre amici che fanno ridere, ma tre persone che stanno provando a costruire insieme qualcosa e che rischiano di perderlo quando vita privata, ambizioni e sentimenti iniziano a mescolarsi. Proprio per questo le parti più malinconiche non sembrano mai appiccicate alla commedia: sono la conseguenza naturale di un’amicizia che il film ha avuto il tempo di farci conoscere. Sta inoltre in una sceneggiatura memorabile, in battute indimenticabili e in una genuinità disarmante che la rendono, per me, la migliore commedia italiana degli ultimi 30 anni. Aspetto nei commenti una smentita, o perlomeno un tentativo di consiglio per un film comico migliore di questo… In caso contrario, lasciatemelo giudicare come il migliore e punto. Beato chi non l’ha ancora visto, anche se è una mancanza gravissima: c’è da recuperare immediatamente!!!

