“Sai quello lì è un giornalista della Gazzetta di Bologna, che non è nemmeno un giornale di sinistra, anzi mi pare è piuttosto di destra… Lo vedi! Avete fatto una cazzata!”
Applaudito e premiato al Festival di Berlino, acclamato dal pubblico e dalla stampa: Diaz è di sicuro un film che fa e farà discutere. La pellicola di Vicari rappresenta una scommessa cinematografica consapevolmente rischiosa occupandosi di un evento storico recente, così politicamente controverso. Tuttavia, Diaz non è un film politico, come è stato superficialmente catalogato, ma un film di denuncia e di esigenza etica e morale, basato sugli atti processuali del caso e sulle testimonianze delle vittime. Il taglio è decisamente documentaristico e nonostante la vicinanza storica degli eventi si fa apprezzare per la sua correttezza narrativa. Il racconto cinematografico infatti, non ha la pretesa di distinguere tra buoni o cattivi, né ha l’intento di criminalizzare la polizia come corpo istituzionale, ma fornisce semplicemente dal punto di vista emotivo, quella che è stata un’esperienza atroce, ai limiti della realtà e di grande violenza fisica e morale. Lo scopo non è quello di dare delle risposte, ma al contrario, porsi delle domande, polemizzare, discutere. Malgrado la responsabilità civile ed etica, sono evidenti le qualità cinematografiche che hanno reso decisamente originale il racconto di un evento ben noto a tutti.
La struttura del film è caratterizzata da un intreccio di personaggi, uniti inconsapevolmente dal destino: trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nessuno dei protagonisti ha un ruolo rilevante rispetto agli altri, nonostante la presenza nel cast di attori come Elio Germano e Claudio Santamaria, a vantaggio della stessa narrazione, che diventa collettiva e indipendente da ogni posizione politica. Le stesse situazioni sono inquadrate da punti di vista differenti, avvalendosi di continui flashback; tuttavia non si perde mai il contatto con la realtà dei fatti, grazie anche alla scelta di unire alla ricostruzione delle scene alcuni video autentici, girati proprio durante gli scontri del G8. Di sicuro la visione di Diaz picchia giù duro sulla nostra coscienza, quella di un popolo che troppo spesso dimentica; ma grazie alla produzione di film come questo, sarà difficile mandare in prescrizione anche il ricordo di un assurdo massacro.



