Donnie Darko

2001 · Richard Kelly

Drammatico / Fantascienza113 min

Un adolescente tormentato incontra un inquietante coniglio che gli annuncia la fine del mondo. Fantascienza, destino e inquietudine nel cult con Jake Gyllenhaal.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,32
(219 voti totali)

“Puffetta si scopa tutti i puffi! Grande Puffo l’ha creata apposta!… Stavano sempre a canna dritta gli altri puffi! No, tutti tranne Vanitoso che è omosessuale!”

Più che ad un film, siamo di fronte ad un fenomeno mediatico degli anni Duemila. Il film esce negli Stati Uniti nel 2001, non riceve grosse attenzioni, cade nel dimenticatoio, viene rispolverato nel 2004 ed il suo successo “home video” è sconcertante; Donnie Darko diventa un vero e proprio cult movie. Esordio tormentato ma quanto mai brillante per il regista Richard Kelly, vero trampolino di lancio per il protagonista Jake Gyllenhaal. La trama? Un coniglio con sembianze umane rivela a Donnie, ragazzo introverso, emarginato e tormentato da visioni inquietanti, che il mondo finirà tra 28 giorni, 6 ore, 42 minuti e 12 secondi. Da quel momento in poi Donnie non sarà più lo stesso, e forse neanche voi! Le premesse sono discretamente destabilizzanti, il resto sta allo spettatore scoprirlo e soprattutto capirlo.

Siamo nell’America suburbana del 1988, tra corridoi scolastici, famiglie che faticano a comunicare e adulti convinti di possedere tutte le risposte. Donnie non è il classico adolescente ribelle: osserva il mondo con una lucidità scomoda, alternando momenti di tenerezza a esplosioni di rabbia. Il misterioso Frank sembra conoscere qualcosa che agli altri sfugge, ma Kelly è abbastanza furbo da non chiarire subito se ciò che vediamo appartenga alla realtà, alla fantasia o a una dimensione ancora diversa. Ogni incontro aggiunge un pezzo al mistero e rende più difficile smettere di pensarci.

Richard Kelly ci propone un ottimo puzzle fantascientifico, dove la caratterizzazione del protagonista risulta azzeccatissima, al pari delle atmosfere malinconiche, estraniate dalla realtà, vera “etichetta” del regista.

Il film riesce a mescolare inquietudine adolescenziale, ironia nerissima, riflessioni sul destino e una vena romantica sorprendentemente delicata. E poi c’è quel coniglio: basta la sua presenza a trasformare una scena ordinaria in qualcosa di profondamente sinistro. Anche la musica, tra brani degli anni Ottanta e momenti più sospesi, contribuisce a creare un’atmosfera difficile da dimenticare. La sceneggiatura non cerca sempre di essere rassicurante o lineare, anzi sembra divertirsi a spiazzare lo spettatore. Ma sotto gli enigmi e le teorie si nasconde una storia molto umana, fatta di solitudine, paura di crescere e desiderio di essere compresi. Per questo, anche quando non si capisce tutto, si resta coinvolti fino alla fine.

Personalmente trovo più completa e di più facile interpretazione (sarà un bene?) la versione director’s cut, distribuita nel 2004, in cui ci si sofferma maggiormente sulle teorie dei viaggi nel tempo e si cerca di dare una forma più precisa agli enigmi disseminati lungo il racconto. Detto questo, credo che di materiale per incuriosire il pubblico ce ne sia anche troppo, provatelo!