Fascisti su Marte

2006 · Corrado Guzzanti, Igor Skofic

Commedia / Fantascienza100 min

Marte non ha aria? Il gerarca Barbagli ordina di respirare lo stesso. In Fascisti su Marte, Guzzanti fa a pezzi il linguaggio della propaganda.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,12
(34 voti totali)

Trailer

Ma il Duce reclamava un posto al Sole. E siccome egli non parla mai per metafora, secondo me non intendeva l'Africa, intendeva proprio... il Sole!

Nel 1939 un manipolo di camicie nere parte alla conquista di Marte. Piccolo problema: sul pianeta non c’è aria. La soluzione del gerarca Barbagli? Ordinare ai suoi uomini di respirare lo stesso. Se questo è l’inizio della missione, immaginate il resto. Fascisti su Marte, diretto da Corrado Guzzanti e Igor Skofic, è una delle satire politiche italiane che mi fanno più ridere proprio perché prende un’idea assurda e la racconta con una serietà monumentale. Il pianeta rosso diventa un territorio “bolscevico” da conquistare, fra ordini impossibili, risorse inesistenti e il busto del Duce venerato come se potesse risolvere ogni problema. Guzzanti interpreta Barbagli e presta la voce al narratore di un falso cinegiornale fascista, ricostruito con immagini sgranate, toni trionfali e una quantità impressionante di sciocchezze pronunciate con assoluta convinzione. Non serve essere esperti di fantascienza: basta conoscere un po’ della retorica del Ventennio per capire quanto sia azzeccato il bersaglio.

A me diverte soprattutto il modo in cui il film smonta il potere senza bisogno di un discorso solenne. Basta osservare quei soldati: non hanno acqua, non sanno che cosa farsene delle rocce marziane, ma trovano sempre il tempo per organizzare gerarchie, imporre divieti e inventarsi un nemico. Gli improbabili Mimimmi diventano così il pretesto per mostrare il meccanismo coloniale: prima si proclama una conquista, poi si cercano disperatamente prove della propria grandezza. Il linguaggio è il vero effetto speciale. Le parole inventate, gli slogan, le deformazioni del lessico politico e quella voce fuori campo che trasforma ogni fallimento in vittoria finiscono per assomigliare inquietantemente a una comunicazione pubblica ancora familiare. Non sto dicendo che l’Italia di oggi sia quella del 1939: sto dicendo che la tentazione di sostituire i fatti con una narrazione muscolare non è scomparsa. Per questo la satira è ancora così attuale. E fa un certo effetto ritrovare, in mezzo alle battute, anche le allusioni alle guerre e alle giustificazioni politiche dei primi anni Duemila.

Il film nasce dagli sketch di Il caso Scafroglia ed è diventato un lungometraggio aggiungendo materiale nuovo. Si vede, nel bene e nel male: l’invenzione grafica è irresistibile, le scenografie povere sono parte del gioco, ma cento minuti di bollettini del regime possono risultare troppi e qualche gag perde mordente. Non lo consiglierei a chi cerca una commedia con una trama che cresce ordinatamente. Lo consiglierei invece a chi ama l’umorismo surreale, le parodie costruite con intelligenza e il cinema che riesce a far passare un’idea politica attraverso una risata. Lo spirito è quello di chi sa guardare al potere e vederne il lato ridicolo, come accade, in modo molto diverso, in Vogliamo Vivere! di Lubitsch. Corrado Guzzanti non chiede di prendere sul serio i suoi astronauti in orbace: chiede di riconoscere quanto spesso prendiamo sul serio qualcuno che parla esattamente come loro. E a quel punto, almeno per me, la risata diventa ancora più gustosa.

Scheda del film

Titolo originale
Fascisti su Marte
Anno
Regia
Corrado Guzzanti, Igor Skofic
Durata
100 minuti
Cast
Corrado Guzzanti, Andrea Purgatori, Lillo Petrolo, Marco Marzocca, Andrea Blarzino, Andrea Salerno, Simona Banchi, Irene Ferri, Caterina Guzzanti, Paola Minaccioni

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