Father Mother Sister Brother

2025 · Jim Jarmusch

Commedia / Drammatico110 min

Tre incontri tra genitori e figli ormai adulti mostrano quanto affetto e distanza possano convivere. Ogni visita lascia emergere ciò che nessuno riesce a dire.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,50
(20 voti totali)

Trailer

“Vi va di fare un brindisi col tè ai legami familiari?”

C’è una domanda che aleggia per tutto Father Mother Sister Brother come un pensiero che non osa mai diventare voce alta: chi sono davvero i nostri genitori, al di là del ruolo che hanno avuto per noi? Jim Jarmusch prova a rispondere senza risposte definitive, dividendo il film in tre movimenti autonomi ma segretamente in rima tra loro. Tre famiglie, tre incontri, tre modi diversi di scoprire che la distanza emotiva può esistere anche quando l’affetto non è mai scomparso.

La struttura a trittico funziona bene proprio perché Jarmusch non cerca l’equilibrio perfetto: accetta l’inevitabile disomogeneità. Il segmento del Father è probabilmente il più riuscito, con Tom Waits straordinario nel trasformare silenzio, imbarazzo e goffaggine in comicità pura, affiancato da Adam Driver e Mayim Bialik. La storia della Mother, con Charlotte Rampling e Cate Blanchett, gioca invece su una tensione più sottile, fatta di rituali ripetuti, distanza emotiva e identità costruite. Il capitolo finale dedicato ai fratelli sceglie una strada più rarefatta e malinconica. Nessun episodio cerca di risolvere il rapporto familiare che mette in scena: Jarmusch preferisce osservare ciò che resta non detto, lasciando allo spettatore il compito di riempire i vuoti.

Come spesso accade nel cinema di Jarmusch, non succede quasi nulla eppure si ha la sensazione che tutto stia accadendo sotto la superficie. Non ci sono picchi drammatici né rivelazioni catartiche. Ci sono la solitudine che filtra tra una battuta e l’altra, l’orgoglio che impedisce il contatto, il tempo che ha scavato distanza anche dove l’amore non è mai davvero mancato. Il film lavora molto anche sugli oggetti, sulle tazze, sulle stanze e sulle visite che sembrano normali ma diventano piccoli rituali di misurazione reciproca. Chi ha amato la calma quotidiana di Paterson ritroverà qui la stessa fiducia nei piccoli gesti, anche se con un tono più amaro.

Father Mother Sister Brother non è un film per tutti, e non vuole esserlo. È quieto, ironico e malinconico, chiede allo spettatore di fermarsi, ascoltare e riconoscere qualcosa di sé in silenzi lunghi e conversazioni apparentemente inutili. Non il Jarmusch più incisivo, forse, ma sicuramente uno dei più intimi. E proprio la forma episodica aiuta a capire che non esiste un solo modo di essere figli o genitori: esistono soltanto legami che cambiano forma e persone che, spesso troppo tardi, provano a guardarsi davvero. È un film da scegliere in una serata tranquilla, quando non cercate trama o colpi di scena ma persone da osservare per un po’. E più si accetta il suo passo lento, più quei piccoli imbarazzi familiari finiscono per sembrare stranamente familiari.