Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles

Jeanne Dielman, 23, quai du commerce, 1080 Bruxelles - Chantal Akerman, 1975


Voto medio: 4,91
(104 voti totali)

Film consigliato

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DURATA: 201 minuti
GENERE: Drammatico
CAST: Delphine Seyrig, Jan Decorte, Henri Storck, Jacques Doniol-Valcroze, Yves Bical.

“Se fossi una donna, non potrei mai fare l’amore con qualcuno di cui non fossi profondamente innamorata.”
“Come fai a saperlo? Non sei una donna.”

Questa è un’opera che sfida le convenzioni narrative e tecniche, per esplorare in profondità la vita quotidiana di una donna, Jeanne Dielman. Chantal Akerman, la regista, utilizza un approccio rigorosamente strutturale per farci entrare nella routine di Jeanne, esponendo gli spettatori alla monotonia e ai dettagli minuziosi delle sue giornate, mentre gestisce la casa e si prostituisce per mantenere se stessa e il figlio. La regista infonde significato e tensione nelle azioni quotidiane, dalla preparazione dei pasti alle pulizie domestiche, invitando a riflettere sul valore e sulla percezione del lavoro femminile.

Il film è considerato un capolavoro femminista per il modo in cui valorizza le azioni domestiche, spesso trascurate o sminuite, ponendole al centro dell’arte cinematografica. La performance di Delphine Seyrig, che interpreta Jeanne, è stata lodata per la sua capacità di trasmettere profondità emotiva e complessità psicologica senza quasi mai allontanarsi dalla rappresentazione esterna della calma e del controllo. La sua routine meticolosa e ripetitiva inizia a sfaldarsi lentamente, segnale di una crescente dissonanza interna che culmina in un atto di violenza inaspettato, trasformando radicalmente la narrazione e lo sguardo dello spettatore sul film.

La direzione della fotografia di Babette Mangolte gioca un ruolo cruciale nell’immortalare la vita di Jeanne con un realismo quasi documentaristico, alternando luci e ombre per enfatizzare gli stati d’animo della protagonista e la progressiva perdita di controllo. La scelta di Akerman di mantenere prese lunghe e invariate, senza movimenti di camera convenzionali, sfida le aspettative dello spettatore e mette in discussione le convenzioni narrative tradizionali, rendendo il tempo un elemento palpabile della narrazione.

L’interesse di Akerman per la psicoanalisi e la cultura domestica delle donne di classe media belga emerge chiaramente nella creazione del personaggio di Jeanne, facendo del film un’opera che esplora la condizione femminile in modo radicale e innovativo. Attraverso questo ritratto intimo e dettagliato, il film invita a una riflessione più ampia sulla vita delle donne, sulle aspettative sociali e sull’autonomia personale, rendendolo un’opera fondamentale non solo per il cinema femminista ma per il cinema tout court.

Questo film è essenziale per chiunque sia interessato al cinema come forma d’arte e come veicolo di critica sociale. È particolarmente rilevante per gli spettatori interessati al cinema femminista e a chiunque cerchi una comprensione più profonda delle sottili dinamiche di potere all’interno della vita quotidiana. Tuttavia, “Jeanne Dielman” è anche un film che tutti dovrebbero vedere, indipendentemente dal genere, poiché sfida le nostre percezioni e ci spinge a riflettere sul valore e sulla percezione del ruolo femminile nella società.