Lee Cronin – La Mummia

Lee Cronin's The Mummy - Lee Cronin, 2026


Voto medio: 2,95
(21 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 134 minuti
GENERE: Horror
CAST: Jack Reynor, Laia Costa, May Calamawy, Natalie Grace, Shylo Molina, Billie Roy, Veronica Falcón, Hayat Kamille, Emily Mitchell (II), May Elghety, Tim Seyfi, Mark Mitchinson, Gideon Emery, Gerald Papasian, Jamie Doyle, Lily Sullivan, Montse Alcoverro, Catalina Botello, J.C. Montes-Roldan, Jonathan Gunning, Omar El-Saeidi, Jolly Abraham.

“Nonna, non preoccuparti… è bello essere morti.”

La Mummia, di Lee Cronin, non si propone di riportare in vita la mummia avventurosa, esotica e un po’ da luna park che molti associano automaticamente al titolo. Fa una cosa più rischiosa: prende un immaginario antico, pieno di sarcofagi, rituali, maledizioni e corpi bendati, e lo trascina in un horror familiare sporco, doloroso, quasi da possessione domestica. Il risultato non è il film da vedere se si cerca il fascino scanzonato dei vecchi capitoli, né un reboot nostalgico pensato per far sorridere chi conosce già il franchise. È un film più cattivo, più corporeo, più disturbante, in cui la mummificazione non è un semplice elemento visivo ma una forma di prigionia, di sacrificio e di contaminazione. Cronin, dopo Evil Dead Rise, conferma di avere un talento molto chiaro per l’orrore che entra in casa, si attacca ai muri, rovina i legami e trasforma la famiglia nel primo luogo del trauma.

La trama parte dall’Egitto, da una piramide nera sepolta e da un sarcofago di basalto che non promette nulla di buono, ma il cuore del film è altrove: nella storia di Charlie e Larissa, che otto anni dopo il rapimento della figlia Katie se la vedono tornare davanti come un miracolo impossibile da accettare fino in fondo. Katie è viva, sì, ma è anche catatonica, ferita, coperta di iscrizioni, attraversata da qualcosa che non appartiene più solo alla sua storia personale. Qui il film funziona meglio: quando lascia che il soprannaturale passi attraverso gesti piccoli e terribili, attraverso l’autolesionismo, i messaggi in codice Morse, gli sguardi vuoti, la sensazione che il corpo ritrovato della figlia sia insieme una benedizione e una minaccia. La componente più “mummy movie” arriva con il culto antico, Nasmaranian, il rituale di trasferimento, la scrittura incisa nella pelle; quella più efficace, però, sta nel modo in cui tutto questo diventa un incubo di genitori che non sanno se proteggere una figlia o proteggersi da lei.

Non tutto è elegante, e forse nemmeno tutto è necessario. A tratti la pellicola spinge sul gore come se non si fidasse abbastanza del proprio clima malato, e qualche passaggio rischia di sembrare più vicino al cinema di possessione classico che a una vera reinvenzione della mummia. Però sarebbe ingeneroso liquidarlo come l’ennesimo horror con demone incorporato: la confezione è solida, il trucco sulla ragazza posseduta ha una fisicità notevole, il suono lavora bene sul disagio, e alcune immagini restano addosso proprio perché non cercano la bellezza ma la decomposizione. Natalie Grace, nel ruolo di Katie, è il centro inquietante del film: più che “spaventare”, dà l’impressione di essere stata svuotata e riempita da qualcosa di antico. Jack Reynor e Laia Costa reggono invece la parte emotiva, quella del lutto sospeso, della colpa e della scelta impossibile.

È un film imperfetto ma con un’identità precisa, e già questo, dentro un panorama di franchise riesumati per pura abitudine, non è poco. Lee Cronin’s The Mummy è un film da vedere per chi ama l’horror soprannaturale più sporco che elegante, per chi cerca una mummia meno da museo e più da incubo biologico, per chi non si spaventa davanti a un reboot che decide di tagliare quasi del tutto l’avventura e tenersi il marcio. Non ha la compattezza brutale de La Casa – Il Risveglio del Male e non sempre trova il modo più originale per sviluppare la sua mitologia, ma quando funziona, funziona davvero: come storia di un corpo profanato, di una famiglia usata come campo di battaglia e di un amore paterno che, nell’horror, può diventare sacrificio letterale. Non è la mummia che aspettavi. Forse è proprio per questo che fa più male.