Profondo Rosso

1975 · Dario Argento

Crimine / Giallo127 min

Un pianista assiste all’omicidio di una sensitiva e indaga su un dettaglio che la sua memoria non riesce a ricostruire. Il capolavoro giallo di Dario Argento.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,21
(122 voti totali)

“Quello che credi di vedere, e quello che vedi realmente, si mischiano nella tua memoria come un cocktail. Tu credi di dire la verità, e invece dici soltanto la tua versione della verità.”

Profondo Rosso è uno dei vertici del giallo italiano e uno dei film in cui Dario Argento trova meglio l’equilibrio fra mistero, violenza e percezione. Marcus Daly, pianista inglese interpretato da David Hemmings, assiste all’omicidio di una sensitiva e rimane convinto di aver visto qualcosa di importante sulla scena del delitto. Il problema è che non riesce più a ricordare esattamente che cosa. Da qui nasce un’indagine in cui la memoria diventa poco affidabile e ogni dettaglio può essere decisivo.

La musica dei Goblin è praticamente un personaggio. Il tema entra in testa e accompagna l’indagine con una forza che rende alcune scene riconoscibili dopo pochi secondi. Argento lavora allo stesso modo con colori, quadri, specchi e architetture. Torino, usata per gran parte degli esterni, diventa uno spazio elegante e inquietante, dove la normalità sembra sempre nascondere qualcosa appena fuori campo. Daria Nicolodi, nei panni della giornalista Gianna Brezzi, porta ironia e movimento in una storia che altrimenti rischierebbe di diventare soffocante.

Le morti sono elaborate, violente e costruite come piccole sequenze autonome, ma il film non vive soltanto di quelle. Il piacere sta soprattutto nel modo in cui Argento gioca con ciò che abbiamo visto senza accorgercene. Il mistero non viene risolto da un’informazione comparsa all’ultimo minuto: era davanti agli occhi dello spettatore molto prima.

Profondo Rosso funziona ancora oggi perché non si limita a cercare lo spavento. Argento mette continuamente in dubbio la percezione del protagonista e dello spettatore, costruendo un giallo in cui guardare bene è importante quanto ragionare. L’orrore arriva spesso da oggetti quotidiani, stanze normali e ricordi deformati, non da un mondo separato dal nostro.

Non è un film per chi vuole un horror veloce e rassicurante. È più lento, più strano e molto più interessato all’atmosfera. Se amate il genere, nella nostra Top 100 horror è uno dei titoli italiani che non possono mancare. E se lo avete già visto, vale davvero la pena riguardarlo sapendo la soluzione: molte cose cambiano completamente quando ci si concentra su ciò che Argento aveva mostrato fin dall’inizio.

Il rapporto fra Marcus e Gianna dà inoltre al film una leggerezza sorprendente. Daria Nicolodi non è semplicemente la donna che accompagna l’investigatore improvvisato, ma un personaggio ironico, competitivo e capace di interrompere l’atmosfera più cupa senza rovinarla. È un equilibrio difficile, e Argento lo sfrutta per evitare che due ore di mistero diventino monotone.

È anche uno dei film che spiegano meglio perché il giallo italiano abbia influenzato tanto horror successivo. La soluzione conta, certo, ma contano altrettanto il modo in cui viene mostrato un oggetto, la musica che anticipa un omicidio e la sensazione che l’immagine nasconda sempre qualcosa. Profondo Rosso è cinema costruito per essere guardato, non soltanto seguito.

Scheda del film

Titolo originale
Profondo Rosso
Anno
Regia
Dario Argento
Durata
127 minuti
Cast
David Hemmings, Clara Calamai, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra

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