Bill Williamson ha 23 anni, vive ancora con i genitori e lavora come meccanico sottopagato nella cittadina immaginaria di Tenderville, in Oregon. È frustrato, arrabbiato con il mondo e convinto che la società sia arrivata a un punto di non ritorno. La televisione, la politica, il sovraffollamento, il lavoro e perfino le discussioni con l’unico amico Evan alimentano una visione sempre più distorta della realtà. Quando i genitori gli comunicano che è arrivato il momento di lasciare casa e costruirsi una propria indipendenza, Bill non reagisce come un normale ventitreenne in crisi: mette in atto un piano preparato da tempo.
Rampage di Uwe Boll segue questa esplosione di violenza senza cercare di renderla eroica o liberatoria. Bill costruisce una corazza, si arma e trasforma il centro della città in un teatro di morte. Disturbante, efferato, sadico: solo così si può descrivere davvero il lungo massacro che occupa buona parte del film. Boll insiste sui rumori, sugli spari, sui corpi e soprattutto sulla normalità degli spazi attraversati, rendendo ancora più sgradevole vedere una sala bingo, un bar o una strada qualsiasi trasformarsi in luoghi di sterminio.
Brendan Fletcher è fondamentale perché evita di interpretare Bill come un semplice folle urlante. La sua calma è quasi più disturbante della violenza, perché trasforma il massacro in qualcosa di preparato, razionale e privo di improvvisazione. Uwe Boll insiste molto su questa freddezza e lascia che il pubblico resti a disagio senza offrirgli un personaggio positivo cui aggrapparsi. È una scelta sgradevole, ma coerente con il tono del film. Il personaggio appare spesso freddo, metodico, quasi burocratico nella propria preparazione, e proprio questa lucidità lo rende ancora più inquietante. Il film lascia emergere anche il suo rancore sociale, ma non cerca di trasformarlo in una giustificazione. Le idee che Bill ripete servono soprattutto a mostrare quanto una persona possa costruirsi una teoria completa del mondo pur di rendere accettabile a se stessa ciò che ha deciso di fare.
Rampage non è un film memorabile in ogni sua parte e la provocazione di Boll può risultare compiaciuta, ma come thriller estremo rimane un sano pugno allo stomaco. Non è una visione leggera, non offre personaggi rassicuranti e non pretende di avere una risposta semplice alla violenza che mette in scena. Da antologia resta la sequenza nella sala bingo, proprio perché dimostra quanto il film sappia rendere insopportabile il contrasto fra banalità quotidiana e orrore improvviso. Una visione dura, da affrontare sapendo bene che Boll non ha alcuna intenzione di addolcire il colpo.

