Sleepers è uno di quei film che hanno forse meno prestigio critico di quanto meritino, ma non certo poca forza. Barry Levinson parte dal libro di Lorenzo Carcaterra e costruisce un crime drama durissimo ambientato fra l’infanzia e l’età adulta di quattro amici cresciuti a Hell’s Kitchen: Lorenzo “Shakes” Carcaterra, Michael Sullivan, Tommy Marcano e John Reilly. Una bravata finita male li porta al Wilkinson Home for Boys, un riformatorio in cui subiscono violenze fisiche, psicologiche e sessuali da parte di alcuni sorveglianti. Da quel momento il loro patto è semplice e terribile: non dimenticare, ma non parlarne mai.
Tredici anni dopo, un incontro casuale rimette il passato davanti a loro e la storia cambia forma. Quello che nella prima parte è un dramma di formazione diventa progressivamente un film giudiziario e di vendetta, con Michael diventato procuratore, Shakes giornalista e gli altri due ancora molto più vicini alla strada da cui tutti provenivano. Il bello è che Levinson non racconta la vendetta come una liberazione pulita: ogni scelta adulta continua a portarsi dietro il peso di ciò che quei ragazzi hanno subito. Anche il processo, quando arriva, non serve soltanto a stabilire colpe e innocenze: diventa il luogo in cui i quattro provano finalmente a piegare le regole di un sistema che da adolescenti li aveva completamente traditi.
Il cast è impressionante. Kevin Bacon rende Sean Nokes repellente senza bisogno di eccedere, Robert De Niro dà a Padre Bobby una presenza affettuosa e morale fondamentale, Dustin Hoffman è un avvocato stanco e apparentemente improbabile, Brad Pitt lavora invece su una freddezza che nasconde anni di rabbia. Vittorio Gassman, nei panni del boss King Benny, aggiunge al quartiere quella dimensione quasi mitologica che fa da sfondo alla crescita dei ragazzi. Anche la seconda metà, più legale e strategica, funziona perché non cancella mai ciò che è successo nel riformatorio: ogni testimonianza e ogni decisione adulta sembrano ancora pronunciate da quei quattro ragazzini che avevano promesso di non parlare.
Con le sue due ore e mezza Sleepers non è leggerissimo, ma scorre molto meglio di quanto la durata lasci immaginare. È duro, amaro e a tratti doloroso, ma la regia mantiene sempre il controllo e non usa gli abusi come semplice ricatto emotivo. Se amate i crime drama americani anni Novanta, quelli che mescolano amicizia, colpa, memoria e giustizia, è ancora un film da vedere assolutamente. Per atmosfera e ferite che riaffiorano nell’età adulta, può parlare allo stesso pubblico di Mystic River, pur scegliendo una strada narrativa molto diversa.

