The Cursed di Sean Ellis prende il mito del lupo mannaro e lo porta nella Francia rurale di fine Ottocento, sporcandolo con colpa, violenza sociale e vendetta. Tutto nasce dal massacro di un gruppo rom da parte del proprietario terriero Seamus Laurent, deciso a liberarsi di chi rivendica diritti sulla sua terra. Prima di morire, una donna del clan lascia dietro di sé una maledizione legata a un inquietante paio di zanne d’argento. Da quel momento incubi, sparizioni e aggressioni cominciano a colpire la famiglia Laurent e il villaggio.
Quando arriva John McBride, patologo interpretato da Boyd Holbrook, il film smette di essere soltanto una storia di folklore e diventa anche un’indagine. McBride ha già incontrato qualcosa di simile e capisce prima degli altri che non si tratta di un semplice animale selvatico. Sean Ellis usa questa figura razionale per guidarci dentro un universo in cui il soprannaturale rimane comunque fisico, sporco e doloroso: denti, ferite, fango, boschi e corpi contano almeno quanto la maledizione. Anche l’apertura ambientata durante la Prima guerra mondiale acquista senso più avanti, collegando la maledizione a una memoria che il film si rifiuta di lasciare sepolta.
L’aspetto più interessante è il modo in cui il mostro nasce da una colpa precisa. Il passato non è un semplice antefatto, ma ciò che rende inevitabile tutto ciò che viene dopo. Le zanne d’argento, le trasformazioni e il licantropo diventano quindi una forma concreta di violenza ereditata, e il film riesce a parlare di avidità e persecuzione senza smettere di essere un horror gotico. Sean Ellis evita inoltre il classico uomo-lupo elegante o romantico: le creature sono corporee, malate, quasi parassitarie, e questo rende le trasformazioni molto più spiacevoli da guardare. È una reinterpretazione del mito che punta meno sulla luna piena e più sulla contaminazione.
La fotografia nebbiosa, i colori spenti e i costumi d’epoca costruiscono un’atmosfera bellissima e malsana. Boyd Holbrook e Kelly Reilly danno solidità alla parte più umana, mentre alcune trasformazioni puntano su immagini molto più disturbanti del classico uomo-lupo. Il montaggio può risultare a tratti disorientante e non tutti i personaggi ricevono la stessa profondità, ma se cercate un film horror che prenda un mito conosciutissimo e provi davvero a deformarlo, The Cursed merita parecchio. Pauroso, elegante e soprattutto più cattivo di quanto lasci intuire all’inizio. È il tipo di horror da vedere in una serata in cui avete voglia di atmosfera e crudeltà più che di jumpscare continui, con una storia che usa il mostro per far tornare a galla qualcosa che i personaggi avrebbero preferito lasciare sepolto.

