Un gruppo anarchico ha formato una piccola comunità che cerca di combattere le grandi multinazionali che stanno distruggendo il Pianeta. Sarah viene mandata nel gruppo in qualità di spia, per cercare di sventare i loro piani. Vivendo con loro ne acquisisce la visione del mondo, e si integra molto velocemente.
La parte più interessante è proprio il confronto tra le idee di Sarah e quelle degli attivisti. All’inizio vede il gruppo soltanto come una minaccia da controllare, ma vivendo con loro scopre le ragioni delle proteste contro aziende che hanno provocato danni alle persone e all’ambiente. I metodi del collettivo restano discutibili, e il film non offre risposte semplici: fino a che punto si può arrivare per denunciare un’ingiustizia? Mi è piaciuto che il conflitto non si riduca a una lotta tra buoni e cattivi. Brit Marling interpreta bene questa progressiva incertezza e il ritmo da thriller mantiene viva la curiosità.
È un film che ho trovato piacevole, che apre molti spunti sulla visione delle cose. In fondo siamo tutti Sarah dentro di noi: comodi sul nostro divano, senza pensare alle conseguenze della nostra civiltà. Mi spaventava un po’ il finale – avevo paura nel solito finale strappalacrime – ma sono rimasta piacevolmente sorpresa. Piccola curiosità: Alexander Skarsgård e la Louisiana fanno scattare automaticamente il divieto ai minori di 13 anni.

