Trent’anni dopo l’ultimo film con Mel Gibson, George Miller riaccende i cuori di tutti i fan della saga con Mad Max: Fury Road. Il quarto capitolo è un ritorno in grande stile, più vicino a una nuova leggenda dello stesso universo che a un sequel tradizionale. Il memorabile Max di Gibson lascia il posto a Tom Hardy, che ha la bravura, la faccia e soprattutto i silenzi giusti per raccoglierne l’eredità. Ma la vera sorpresa è la presenza di Charlize Theron: la sua Imperatrice Furiosa è una protagonista a tutti gli effetti, rasata, segnata dalla guerra, con una protesi al braccio e un carisma che tiene testa a chiunque. Per la prima volta il mondo di Max sembra poter fare benissimo a meno di Max, ed è una delle scelte migliori del film.
Il pianeta è ormai allo stremo, arido e quasi privo di risorse. Immortan Joe domina la Cittadella controllando l’accesso all’acqua e allevando un esercito di Figli di Guerra pronti a sacrificarsi per lui. Tiene inoltre prigioniere alcune giovani donne, trattate come proprietà e destinate a garantirgli una discendenza. Furiosa decide di portarle via con un’autocisterna corazzata e attraversare il deserto verso una possibile salvezza. Max, inizialmente prigioniero degli uomini di Joe, viene trascinato nella fuga e deve scegliere se continuare a pensare soltanto a sé stesso oppure aiutare chi sta rischiando tutto.
Fin qui la trama. Il resto è un inseguimento gigantesco che si interrompe appena il tempo di respirare. Miller prende la semplicità brutale di Interceptor – Il Guerriero della Strada e la porta a una scala da kolossal: camion modificati, motociclette, guerrieri appesi ai pali e perfino un chitarrista che suona in mezzo alla battaglia. Sembra un delirio senza controllo, invece ogni manovra è leggibile. Gli effetti pratici e quelli digitali lavorano insieme, ma il risultato non perde mai la sensazione di corpi e macchine che condividono davvero lo stesso spazio. Anche le scene corali, con i seguaci che osannano il loro dio immortale, sono puro godimento per gli occhi.
Fury Road rimane per me uno dei migliori action del 2015 e non ha perso un grammo di adrenalina. I sei Oscar tecnici vinti nel 2016 raccontano quanto fosse curato il lavoro dietro montaggio, scenografia, costumi, trucco e suono, ma la cosa che conta davvero è il piacere della visione: due ore che sembrano correre alla velocità dei mezzi sullo schermo. Una certezza per gli appassionati e un restyling apprezzabile anche dai nostalgici di Mel Gibson. Chi volesse recuperare le origini può partire da Interceptor; chi invece cerca puro spettacolo può benissimo iniziare da qui. Miller non chiede di conoscere tutta la mitologia della saga per divertirsi. Basta allacciare la cintura.

