“La vita è una condanna a morte”
Quattro storie, famiglie e vite diverse che scorrono parallele o in sovraimpressione al caso Englaro.
Film che scava dentro le varie coscienze di ognuno, senza scivolare nel melò o nell’ovvio. Grandi prove d’attore, con un Toni Servillo che giganteggia (bellissima la sequenza in cui la sua ombra quasi oscura la proiezione di un convegno di partito, stupendo il monologo in bilico tra il pubblico e il privato).
Film che non denuncia ma descrive, esprime idee, mettendo in scena le sfumature della vita, che sono di più di quanto si pensi.




