Coyote vs. Acme

Coyote vs. Acme - Dave Green, 2026


Voto medio: 3,05
(21 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 103 minuti
GENERE: Animazione, Avventura, Azione, Commedia, Fantascienza, Fantastico
CAST: John Cena, Lana Condor, Will Forte, P.J. Byrne, Nancy Linehan Charles, Aimee McGuire, Kelsey Leos Montoya, Rachel Hroncich, Steven Ray Byrd, Hayes Hargrove, Kristin K. Berg, Jeff Bergman, Eric Bauza, Phuong Kubacki, Ryan Begay, Tone Bell, Tanya Camargo, Yvette Fazio-Delaney, Ryan Fritz, Stephanie Hill, Martha Kelly, Carl Savering, Michael E. Stogner, Alfredo Tavares, Laura-Love Tode, Crystal Mayes.

“Hai mai piazzato una carica di dinamite in mezzo alla strada pensando di far saltare in aria il tuo rivale, ma il detonatore ti è esploso sul muso?”

Coyote vs. ACME arriva con una storia produttiva talmente assurda che sembra già una gag dei Looney Tunes: un film quasi cancellato, dato per perso, salvato per un soffio e finalmente arrivato davanti al pubblico. Il bello è che questa vicenda non resta fuori dallo schermo, ma finisce per rendere il film ancora più giusto. Perché se c’è un personaggio che può capire cosa significa cadere, farsi male, essere schiacciato da un masso, esplodere, precipitare in un canyon e rialzarsi comunque, quello è Willy il Coyote. Qui non è più soltanto il poveraccio geniale che passa la vita a inseguire Beep Beep con piani sempre più complicati e prodotti ACME sempre più disastrosi: diventa un vero protagonista, un perdente professionista che decide di fare la cosa più folle possibile: portare la ACME in tribunale.

L’idea, detta così, sembra uno sketch allungato. E invece funziona molto meglio del previsto, perché Coyote vs. ACME trova un equilibrio sorprendente tra commedia processuale, slapstick da cartone animato e film sul piccolo che prova a sfidare il gigante. Willy è stato usato per anni come bersaglio comico, ma il film si diverte a prendere sul serio una domanda scemissima e bellissima: e se tutti quei razzi difettosi, pattini esplosivi, incudini, buchi portatili e marchingegni assassini non fossero solo gag, ma prove? Da qui parte una storia di avvocati, multinazionali senza scrupoli, prodotti pericolosi, insabbiamenti e testimonianze improbabili. Sì, c’è anche una critica abbastanza evidente al capitalismo aziendale, ma il film ha la furbizia di non mettersi mai il megafono davanti alla bocca. La fa passare dentro il caos, gli inseguimenti, le botte impossibili e quella logica meravigliosa per cui un personaggio dei cartoon può essere distrutto cento volte e continuare ad avere dignità.

La cosa più bella è che Willy il Coyote fa tenerezza. Tanta. Non perché il film lo renda improvvisamente triste o lo trasformi in un personaggio drammatico da Oscar, per carità: resta sempre lui, con i cartelli, i piani assurdi, la faccia da genio fallito e l’ostinazione di chi non ha mai capito se sta inseguendo un uccello o il senso della vita. Però Coyote vs. ACME capisce che dietro la sua comicità c’è qualcosa di profondamente umano. Willy perde sempre, eppure non smette mai. Questa è una delle forme più pure di eroismo comico. Non quello muscolare, non quello perfetto, non quello che vince perché è destinato a vincere. Willy è l’eroe di chi sbaglia tutto, si rialza storto, guarda l’ennesimo disastro e pensa: ok, riproviamo.

Will Forte è perfetto proprio perché sembra il corrispettivo umano di questa energia: un avvocato un po’ sfatto, non esattamente nato per i grandi processi, ma abbastanza tenero e abbastanza disperato da diventare la persona giusta per difendere un coyote contro una corporation. Lana Condor porta entusiasmo e movimento, mentre John Cena si conferma uno di quegli attori che nelle commedie funzionano perché non hanno paura di sembrare ridicoli. Il suo Buddy Crane è volutamente sopra le righe, finto brillante, cattivissimo da cartone ma con la faccia da pubblicità aziendale. E poi ci sono i Looney Tunes, ovviamente: cameo, gag, citazioni, apparizioni veloci, piccoli regali per chi è cresciuto con Bugs Bunny, Daffy Duck, Titti, Taz e tutta quella banda di creature meravigliosamente ingestibili.

Il paragone con Chi ha incastrato Roger Rabbit viene naturale, perché anche qui live action e animazione convivono nello stesso mondo senza sembrare un trucco buttato lì. Coyote vs. ACME non raggiunge quella magia assoluta, forse, e qualche passaggio resta prevedibile, soprattutto nella parte più “film per famiglie con messaggio chiaro”. Però ha ritmo, ha cuore, ha battute visive che funzionano, e soprattutto non tratta i bambini come spettatori stupidi né gli adulti come accompagnatori annoiati. I più piccoli ridono per le botte, le esplosioni e gli inseguimenti. Gli adulti, invece, si godono la nostalgia, la satira aziendale e quella strana malinconia da personaggio comico che ha passato la vita a farsi male per far ridere gli altri.

Alla fine Coyote vs. ACME è un film da vedere perché ha qualcosa che oggi non è così scontato: sembra davvero felice di esistere. Non vuole reinventare il cinema, non vuole fare il capolavoro a tutti i costi, non vuole rendere “adulto” ciò che funziona proprio perché è folle, elastico e infantile nel senso migliore. Vuole prendere un personaggio che ha sempre perso e dirgli, per una volta, che forse anche perdere può avere valore se continui a crederci. E questa cosa, in mezzo a razzi difettosi, processi improbabili e uccelli imprendibili, fa ridere. Ma soprattutto fa tenerezza.