Cinque uomini si svegliano in uno stabilimento industriale abbandonato senza ricordare chi siano né come ci siano arrivati. Uno è legato a una sedia, un altro è ferito, un altro ancora è ammanettato. Nell’aria c’è stata una fuoriuscita chimica che ha cancellato temporaneamente la memoria di tutti e la situazione è già abbastanza inquietante prima ancora che emerga il problema principale: alcuni di loro sono vittime di un rapimento, gli altri sono i rapitori. Nessuno, però, sa chi appartenga a quale gruppo.
Identità Sospette, titolo italiano di Unknown, costruisce tutto su questa idea iniziale. I cinque devono collaborare per uscire dall’edificio, ma ogni nuovo ricordo può trasformare un alleato in un nemico. Un gesto, una ferita, un oggetto trovato a terra diventano indizi e il film mantiene continuamente lo spettatore nella stessa condizione dei personaggi: possiamo fare ipotesi, ma non sappiamo mai abbastanza per fidarci davvero di qualcuno.
Simon Brand gira quasi tutto in un unico ambiente e proprio per questo il film ha qualcosa della pièce teatrale. La tensione non nasce da grandi inseguimenti, ma dal modo in cui cambiano i rapporti all’interno del gruppo. Jim Caviezel, Greg Kinnear, Joe Pantoliano, Barry Pepper e Jeremy Sisto formano un cast senza la classica superstar centrale, ma pieno di volti riconoscibili e perfetti per alimentare il dubbio. Fuori dal capannone, intanto, l’indagine sul rapimento introduce altri pezzi di una storia che gradualmente cominciano a incastrarsi. Questo doppio livello impedisce al film di diventare soltanto un esercizio da camera chiusa e soprattutto introduce una domanda interessante: se non ricordassimo nulla di noi stessi, continueremmo a comportarci da vittime o criminali nello stesso modo? La memoria riaffiora a frammenti e ogni frammento rischia di cambiare il giudizio che abbiamo appena formulato su qualcuno. È un gioco semplice, ma Simon Brand lo sfrutta con molta disciplina.
È un thriller del 2006 che non reinventa il genere, ma porta molto bene fino in fondo la propria idea. Il bello è cercare di capire per primi chi stia mentendo, chi ricordi davvero e quanto il comportamento di una persona dipenda dall’identità che crede di avere. Novantotto minuti di sospetti, piccole rivelazioni e tensione quasi continua: se vi piacciono i film chiusi in uno spazio limitato dove il mistero conta più dell’azione, è un recupero ancora molto piacevole. Non ha bisogno di un budget enorme perché il suo vero effetto speciale è la sfiducia reciproca. E il finale, senza anticiparlo, riesce ancora a rimescolare abbastanza le carte da dare senso al gioco costruito per tutta la durata.

