La mia Vita a Garden State

Garden State, 2004 · Zach Braff

Commedia / Drammatico102 min

Andrew torna nel New Jersey per il funerale della madre e, lontano dai farmaci, riscopre emozioni e voglia di vivere. Esordio alla regia di Zach Braff.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,56
(9 voti totali)

“Forse una famiglia è proprio questo, un gruppo di persone che hanno nostalgia di un posto immaginario.”

Debutto alla regia per Zach Braff, meglio conosciuto come J.D. nella serie TV Scrubs, che qui scrive, dirige e interpreta il protagonista. Andrew Largeman è un giovane attore trasferitosi a Los Angeles per cercare fortuna, ma la sua carriera non è esattamente esplosa. Da anni assume psicofarmaci prescritti dal padre, che è anche il suo psichiatra, e vive in una specie di anestesia emotiva: non sta davvero male, ma sembra non sentire quasi niente. Quando riceve la notizia della morte della madre torna nel New Jersey per il funerale e, per la prima volta dopo molto tempo, decide di interrompere i farmaci.

Il ritorno a casa significa anche ritrovare vecchi amici e soprattutto incontrare Sam, interpretata da Natalie Portman, ragazza imprevedibile e piena di energia che entra nella vita di Andrew quasi come l’opposto di tutto ciò che lui è diventato. Peter Sarsgaard completa il trio principale nei panni di Mark, amico d’infanzia rimasto nel New Jersey e capace di vivere una quotidianità molto diversa da quella che Andrew aveva immaginato per sé. In pochi giorni il protagonista ricomincia a provare curiosità, imbarazzo, desiderio e perfino dolore: tutte cose che per anni aveva tenuto a distanza.

La cosa migliore di La Mia Vita a Garden State è proprio questo tono sospeso fra malinconia e commedia. Braff racconta il ritorno a casa senza trasformarlo nella solita storia in cui basta innamorarsi per risolvere ogni problema. Sam è importante, certo, ma il vero percorso riguarda Andrew e il bisogno di smettere di osservare la propria vita da lontano. Anche il rapporto col padre, interpretato da Ian Holm, pesa parecchio: dietro la freddezza fra i due c’è una storia familiare che il protagonista non può continuare a lasciare congelata.

È una commedia piacevole, romantica ma non zuccherosa, con una bellissima interpretazione di Natalie Portman e una colonna sonora diventata parte fondamentale dell’identità del film. Se vi piacciono le storie di ventenni e trentenni un po’ persi, che tornano a casa e scoprono di non sapere più bene dove sia casa, questo piccolo cult anni Duemila ha ancora parecchio da dire. Anche perché Braff riesce a catturare molto bene quella sensazione di sospensione che arriva quando torni nei luoghi dell’infanzia e ti accorgi che non ti appartengono più nello stesso modo. Il film parla di amore, certo, ma soprattutto di identità, famiglia e del momento in cui bisogna decidere se continuare a vivere in automatico oppure cominciare finalmente a scegliere. È questa semplicità, più che la parte romantica, a far funzionare ancora oggi il film.