L’idea di rappresentare uno squarciato di vita adolescenziale e problematico, come quella vissuta in un sobborgo campano, in un contesto degradato non solo paesaggisticamente ma anche moralmente, è molto interessante. Il film si apre con il rapimento di una ragazzina. Un rapimento che vuol essere di lezione a chi prova ad opporsi alle leggi del clan. A guardia di questa ragazzina che sprizza sicurezza ed audacia, come un’eroina pronta a lottare per le proprie idee e per ciò che pensa e prova, c’è un altro ragazzino che si trova costretto a non perderla di vista.
Il rapporto tra carceriere e rapita passa da una iniziale diffidenza alla complicità; il tutto tramite giochi e passeggiate che sottolineano la spensieratezza di un’età in contrapposizione sia al contesto di vita che alla situazione che i due adolescenti vivono in quel momento (per entrambi di costrizione e privazione della libertà). Il finale invece riporta alla realtà, gli ideali per cui si è combattuto messi da parte per un compromesso a favore del quieto vivere o della vita stessa.

