“Niente… ci tenevo a dirle che lei è veramente una merda. E già che ci siamo, volevo anche informarla ha rovinato gli ultimi anni della mia vita, che mi ha fatto odiare la scuola e che secondo me lei è un fallito di proporzioni cosmiche.”
Notte Prima degli Esami è uno dei film italiani più riconoscibili degli anni Duemila perché prende una paura molto concreta, la maturità, e la trasforma in una commedia nostalgica, corale e sorprendentemente tenera. Ambientato nella Roma del 1989, il film di Fausto Brizzi racconta gli ultimi giorni di liceo di Luca e dei suoi amici, ma lo fa con una doppia anima: da una parte parla a chi quegli anni li ha vissuti davvero, tra Duran Duran, Queen, motorini, cabine telefoniche e ansia da ultimo esame; dall’altra riesce a farsi capire anche da chi la maturità l’ha affrontata molto dopo, perché certe cose non cambiano mai. La fatidica “notte prima degli esami” è sempre la stessa: il panico, le cotte ingestibili, le amicizie che sembrano eterne, la sensazione che il mondo adulto stia per chiederti il conto anche se tu, onestamente, non hai ancora capito quasi niente.
Luca Molinari, interpretato da Nicolas Vaporidis, è il classico ragazzo che alla fine dell’ultimo giorno di scuola fa quello che molti studenti hanno sognato almeno una volta: dire in faccia al professore più temuto tutto quello che pensa di lui. Il problema è che il professor Martinelli, detto “La Carogna”, non sparirà affatto dalla sua vita, perché sarà proprio in commissione alla maturità. Da qui parte una commedia degli equivoci che mescola studio, amore, amicizia e una quantità notevole di disastri adolescenziali: Luca si innamora di Claudia senza sapere che è la figlia del professore, Massi combina un casino sentimentale enorme proprio mentre la sua ragazza Simona sospetta di essere incinta, Alice resta accanto a Luca anche se lo ama in silenzio, Riccardo attraversa tutto con quell’aria da bello sicuro che nei film, come nella vita, crea sempre qualche squilibrio. È un intreccio semplice, a tratti anche furbo, ma funziona perché non prova a rendere i ragazzi più intelligenti o più profondi di quanto siano: li lascia essere goffi, contraddittori, esagerati, a volte egoisti, spesso tenerissimi.
La parte migliore di Notte Prima degli Esami sta proprio nel modo in cui usa la nostalgia senza farla diventare solo arredamento. Gli anni Ottanta non sono messi lì come una playlist da karaoke, anche se la colonna sonora è una delle grandi forze del film: sono un mondo emotivo preciso, fatto di rituali, abiti, oggetti, linguaggi e aspettative. Brizzi non gira un capolavoro, e forse nemmeno vuole farlo, ma firma un film da vedere perché ha il dono raro della commedia popolare riuscita: scorre, diverte, fa sorridere con battute ancora oggi citabili e ogni tanto piazza una piccola verità che arriva dove deve arrivare. La maturità, qui, non è solo un esame scolastico. È il momento in cui qualcuno ti dice che devi scegliere chi sarai, mentre tu stai ancora cercando di capire chi ti piace, chi ti vuole bene davvero, chi ti sta usando, chi ti sta insegnando qualcosa senza che tu te ne accorga.
In questo senso, Giorgio Faletti è davvero fondamentale. Il suo Martinelli poteva essere solo il professore cattivo da commedia liceale, invece diventa una figura molto più interessante: severo, ferito, comico e tragico insieme, capace di spaventare gli studenti ma anche di rivelare una solitudine adulta che il film tratta con più delicatezza del previsto. Il rapporto tra lui e Luca è la cosa che dà più spessore alla storia, perché sposta il conflitto dal semplice “studente contro professore” a qualcosa di più umano: due persone che, da posizioni diversissime, si riconoscono in una stessa frustrazione. Anche Cristiana Capotondi dà a Claudia una leggerezza meno scontata di quanto sembri, soprattutto quando il film la mostra stretta tra le aspettative dei genitori e il desiderio di scegliere da sola il proprio futuro.
Non tutto è perfetto: alcuni personaggi restano più abbozzati, certe svolte sono molto da commedia italiana di quegli anni e alcune soluzioni finali hanno il sapore del racconto che vuole chiudere tutti i conti in modo ordinato. Però Notte Prima degli Esami continua a funzionare perché non chiede di essere preso come un grande film generazionale definitivo, ma come un ricordo collettivo ben confezionato, affettuoso, pieno di ritmo. È il film giusto se cerchi una commedia italiana leggera ma non vuota, capace di parlare di adolescenza, amicizia e primi amori con un sorriso sincero. E poi sì, per chi ha vissuto o anche solo immaginato la maturità come una specie di apocalisse privata, resta un film da vedere assolutamente: non per imparare qualcosa sugli esami, ma per ricordarsi quanto eravamo ridicoli, fragili e vivi quando pensavamo che tutto dovesse decidersi in una sola notte.




