Continua il nostro percorso nella trilogia della vendetta di Park Chan-wook, che si chiuderà con Lady Vendetta. Eccoci alla seconda parte, Oldboy, considerato da molti il capolavoro del regista coreano e, dopo averlo visto e rivisto, mi viene davvero difficile discostarmi da questa opinione diffusa. Oh Dae-su, interpretato da uno straordinario Choi Min-sik, viene rapito e rinchiuso per quindici anni in una stanza senza conoscere il motivo. Non riesce a fuggire, non sa chi lo tenga prigioniero e può osservare il mondo soltanto attraverso un televisore. Poi, improvvisamente, viene liberato. Nessuna spiegazione, solo un telefono e una domanda: perché gli è successo tutto questo?
In questo caso però la vendetta non sarà un piatto servito freddo, come prevederebbe il galateo, ma sarà furente, sanguinaria, spietata. Tralasciando le battute, il regista coreano ci parla di un uomo pronto a tutto pur di farsi giustizia, non della fredda calcolatrice di Lady Vendetta. Dae-su ha quindici anni di rabbia compressa da scaricare, e Park Chan-wook la trasforma in immagini che restano in testa: il corridoio combattuto a martellate, la città vissuta come un labirinto, i colori saturi, la violenza improvvisa e quella sensazione costante che dietro ogni risposta ci sia un’altra trappola.
La cosa migliore è che Oldboy non si limita alla domanda “chi mi ha fatto questo?”. Molto presto diventa più importante capire perché. Yoo Ji-tae, nei panni dell’uomo che orchestra il gioco, è glaciale quanto Dae-su è istintivo; Kang Hye-jung, nel ruolo di Mi-do, porta invece un elemento emotivo che impedisce al film di ridursi a puro esercizio di stile. Meno sapete prima di vederlo, meglio è: la sceneggiatura costruisce il proprio effetto proprio sul modo in cui informazioni apparentemente separate finiscono per incastrarsi.
Il Grand Prix vinto a Cannes nel 2004 non è certo casuale. Oldboy è un noir sorprendente, perverso e tecnicamente impressionante, dove la mano di Park Chan-wook fa la differenza in ogni scena. È anche uno di quei film che, una volta finiti, obbligano quasi a ripensare tutto ciò che si è visto prima. Consiglio quindi di mettere a letto i bambini prima della visione e, come già detto anni fa, sconsiglio caldamente il polipo per cena! La violenza è importante, ma non è mai il vero centro del film: ciò che resta addosso è la crudeltà del meccanismo morale costruito intorno a Dae-su. Più cerca vendetta, più capisce di essere dentro una storia scritta da qualcun altro. È questo che rende Oldboy molto più di un revenge movie elegante e sanguinoso, e uno di quei film che continuano a lavorarti in testa parecchio dopo i titoli di coda.

