Sette nomination agli Oscar e due vittorie pesanti, miglior attore e miglior attrice protagonisti. Il cuore di Qualcosa è Cambiato sono proprio Jack Nicholson ed Helen Hunt, entrambi premiati e perfettamente complementari. James L. Brooks costruisce una commedia romantica in cui l’amore non arriva a risolvere magicamente i problemi dei personaggi, ma li costringe almeno a guardarsi con un po’ più di onestà.
Nicholson interpreta Melvin Udall, scrittore di romanzi rosa dal carattere insopportabile, pieno di pregiudizi e incapace di trattare gli altri con un minimo di delicatezza. Il disturbo ossessivo compulsivo condiziona pesantemente le sue giornate attraverso rituali, paure e abitudini rigidissime, ma il film non confonde questo aspetto con il razzismo, l’omofobia o la cattiveria del personaggio, che appartengono invece al modo in cui Melvin ha scelto di relazionarsi con il mondo.
Il suo equilibrio comincia a cambiare quando Carol, la cameriera interpretata da Helen Hunt, deve allontanarsi dal lavoro per occuparsi del figlio malato. A complicare ulteriormente tutto arriva Simon, vicino di casa di Melvin e artista interpretato da Greg Kinnear, insieme al piccolo cane Verdell. Il film mette così accanto tre persone che non si sarebbero mai scelte e lascia che il cambiamento arrivi attraverso dipendenza reciproca, irritazione, affetto e una quantità notevole di passi falsi.
La cosa migliore è che Melvin non diventa improvvisamente una persona perfetta. Nicholson mantiene intatti sarcasmo, rigidità e goffaggine, mentre Helen Hunt impedisce a Carol di diventare la donna paziente incaricata di salvarlo. Anche Simon ha un proprio percorso e non esiste soltanto per favorire la coppia principale. È proprio questa imperfezione generale a dare alla commedia una vitalità che molte storie romantiche più ordinate non hanno.
Qualcosa è Cambiato è divertente, romantico e spesso molto più amaro di quanto sembri. Da storia del cinema la dichiarazione di Melvin al ristorante, che funziona perché arriva da un uomo incapace di esprimere un sentimento senza complicarlo. Da vedere in coppia o da soli, soprattutto se vi piacciono le commedie in cui innamorarsi non significa diventare un’altra persona, ma provare almeno a essere una versione un po’ migliore di quella che si era prima.
Anche Verdell, il piccolo cane affidato temporaneamente a Melvin, ha un ruolo molto più importante di quanto sembri. È uno dei primi esseri viventi con cui il protagonista riesce a creare un rapporto senza poter controllare ogni dettaglio, e diventa quasi una prova generale di empatia. Il viaggio con Carol e Simon, poi, sposta definitivamente Melvin fuori dalle sue routine. Il film non suggerisce che l’amore curi magicamente un disturbo mentale, ma mostra come il desiderio di stare con gli altri possa diventare una motivazione concreta per affrontare alcune paure. È una differenza importante e rende la storia ancora oggi molto più interessante della semplice commedia romantica. E resta uno dei ruoli in cui Nicholson riesce meglio a trasformare un personaggio insopportabile in qualcuno che, lentamente, impariamo almeno a capire.

