Sentimental Value avanza a passo felpato e, proprio per questo, lascia segni profondi. Joachim Trier ritrova Renate Reinsve dopo La Persona Peggiore del Mondo e costruisce un altro film rigoroso, misurato, apparentemente freddo ma attraversato da una compassione autentica per le fragilità umane. Al centro ci sono le sorelle Nora e Agnes, costrette a confrontarsi di nuovo con il padre Gustav, regista un tempo celebre e da anni quasi assente dalle loro vite.
Dopo la morte della madre, Gustav torna con un progetto preciso: vuole girare un nuovo film e offre a Nora, attrice di teatro, il ruolo principale. Lei rifiuta. Il padre assegna allora la parte a Rachel Kemp, giovane star hollywoodiana interpretata da Elle Fanning, e questa scelta trasforma il set in un nuovo spazio di conflitto familiare. Gustav usa il cinema per avvicinarsi alle figlie, ma Trier è lucidissimo nel mostrare quanto l’arte possa essere contemporaneamente un mezzo di comprensione e una forma sofisticata di autoassoluzione. La casa di famiglia, piena di ricordi e stratificazioni, diventa quasi un altro personaggio: uno spazio in cui ogni stanza conserva qualcosa che i protagonisti preferirebbero non affrontare direttamente.
Stellan Skarsgård costruisce un uomo irrisolto, brillante e profondamente ego-centrato, uno di quelli che confondono sensibilità e diritto a ferire. Renate Reinsve è il cuore scoperto del film: Nora vive in uno stato di tensione continua, divisa fra desiderio di riconoscimento e istinto di autodifesa. Inga Ibsdotter Lilleaas, nei panni di Agnes, rappresenta invece una forma più silenziosa di adattamento alle ferite familiari. Trier osserva tutti senza assolvere nessuno. Persino Rachel, che in un film più semplice sarebbe soltanto l’estranea americana capitata nel mezzo, finisce per diventare uno specchio involontario delle dinamiche familiari. È proprio questa capacità di allargare il conflitto senza disperderlo a rendere il film così preciso.
Il Grand Prix a Cannes è arrivato quasi naturalmente, e nel 2026 il film ha vinto anche l’Oscar come miglior film internazionale, raccogliendo candidature importanti per regia, sceneggiatura e interpretazioni. Ma i premi contano meno della precisione con cui Sentimental Value racconta ciò che resta irrisolto fra genitori e figli. Non promette riconciliazioni facili: suggerisce piuttosto che capire l’origine del dolore sia già un passo, anche quando non basta a cancellarlo. È uno di quei film che non ti inseguono all’uscita dalla sala. Ti aspettano qualche giorno dopo, quando una frase o uno sguardo tornano a bussare. Se cercate un dramma familiare adulto, costruito più sui silenzi che sulle esplosioni emotive, è difficile trovare oggi qualcosa di più preciso e meno ricattatorio. È proprio la sua misura, mai fredda ma sempre controllata, a far arrivare i colpi quando meno li si aspetta.

