Sentimental Value

Affeksjonsverdi - Joachim Trier, 2025


Voto medio: 3,26
(42 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 133 minuti
GENERE: Drammatico
CAST: Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas, Elle Fanning, Cory Michael Smith, Catherine Cohen (II), Jesper Christensen, Lena Endre, Bjørn Alexander, Jonas Jacobsen, Pia Borgli, Tramell Tillman, Anders Danielsen Lie, Lars Väringer, Ida Marianne Vassbotn Klasson, Ingunn Beate Øyen, Amalie Ibsen Jensen, Seda Witt, Olav Waastad, Liv Bernhoft Osa, Håkon Ramstad, Øystein Røger, Lazare Gousseau, Alix Poisson, Martha Kjørven, Ingrid Jørgensen Dragland, Ingrid Vollan, Mone Mikkelsen, Bente Børsum.

“Mio padre è una persona… piuttosto difficile.”

Ci sono film che avanzano a passo felpato e, proprio per questo, lasciano segni più profondi. Sentimental Value è un esempio limpido del cinema di Joachim Trier (Thelma, La Persona Peggiore del Mondo): rigoroso, misurato, apparentemente freddo, ma attraversato da una compassione autentica per le fragilità umane. È un film che non cerca l’emozione immediata, ma la sedimentazione.

La storia ruota attorno a Gustav, regista in declino e padre emotivamente assente, che dopo la morte dell’ex moglie tenta di riallacciare i rapporti con le figlie Nora e Agnes. Come spesso accade nel cinema di Trier, il conflitto non è mai esplosivo: si annida nei silenzi, nelle frasi sbagliate, nei tentativi maldestri di dire “ti voglio bene” usando le parole sbagliate. Gustav prova a riconnettersi attraverso l’arte, ma il film è lucidissimo nel mostrare quanto il cinema possa essere allo stesso tempo un mezzo di comprensione e una forma di autoassoluzione.

Stellan Skarsgård costruisce un personaggio profondamente irrisolto, mai apertamente crudele ma costantemente ego-centrato, uno di quegli uomini brillanti che confondono sensibilità e diritto a ferire. Renate Reinsve è il cuore scoperto del film: la sua Nora vive in uno stato di tensione continua, divisa tra desiderio di riconoscimento e istinto di autodifesa. Agnes, più composta, rappresenta invece la forma più silenziosa – e forse più diffusa – di adattamento al trauma. Trier osserva tutto questo senza giudicare. La regia è sobria, la fotografia discreta, i dialoghi carichi di ciò che resta fuori campo. Sentimental Value non promette riconciliazioni, non offre guarigioni facili: suggerisce piuttosto che comprendere l’origine del dolore sia già un passo, anche quando non basta a cancellarlo. È un cinema che accetta l’incompletezza come stato naturale delle relazioni.

Non sorprende che un film così controllato abbia raccolto un consenso critico enorme: Grand Prix a Cannes, una lunga lista di riconoscimenti agli European Film Awards e numerose candidature tra Oscar e Golden Globe. Premi che non certificano un film “importante” nel senso urlato del termine, ma uno sguardo raro per precisione e onestà emotiva. Sentimental Value è uno di quei film che non ti inseguono all’uscita dalla sala. Ti aspettano qualche giorno dopo, quando una scena, una frase o uno sguardo tornano a bussare. Ed è lì che capisci quanto valore, sentimentale e non solo, si siano portati dietro.