Upstream Color

Upstream Color - Shane Carruth, 2013


Voto medio: 4,25

Film consigliato

da

DURATA: 96 minuti
GENERE: Fantascienza, Psicologico, Thriller
CAST: Andrew Sensenig, Shane Carruth, Brina Palencia, Amy Seimetz, Juli Erickson.

“Io vado ovunque tu vada. Lo sai”

La recensione di questo lungometraggio è sicuramente compito arduo, ne ho appena ultimato la visione e mi sento come se mi fossi appena alzato da tavola dopo una cena sostanziosa; provo una sensazione di profonda soddisfazione ma faccio fatica a digerire, questa notte avrò gli incubi. Upstream Color è una sorta di thriller psicologico che non segue il tradizionale canovaccio del genere, ma si evolve secondo uno schema alternativo, fatto di immagini forti che raccontano tre storie diverse che si toccano costantemente e che sono legate dal tema comune: la dipendenza da stupefacenti. Tale dipendenza è rappresentata nella fattispecie da un verme parassita che viene impiantato nella protagonista della storia principale, Kris, trasformandola in una sorta di marionetta senza anima e senno. Si ritroverà senza lavoro e soldi e la sua ancora di salvezza sarà Jeff (lo stesso Carruth), altra anima persa. Insieme cercheranno di ricostruire passato (oscuro) e futuro.

Il risultato è disorientante e cervellotico ma assolutamente attraente ed affascinante, impossibile non rimanerne colpiti. Un prodotto che non conoscevo e che mi è stato consigliato fortemente, “venduto” come film indipendente dove produttore, regista e protagonista coincidono. Giunto ai titoli di coda, ancora scosso e profondamente turbato, mi è venuto spontaneo documentarmi su questo Carruth, tuttofare del film, che scopro essere ex ingegnere statunitense “padre” di un altro cult come “Primer”, titolo per veri nerd del cinema di nicchia, diretto nel 2004 con un budget di settemila dollari. Dopo i turbamenti di Upstream Color non vedo l’ora di conoscere il fratello maggiore!

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