“Una crisi di inspiration? E se non fosse per niente passeggera signorino bello? Se fosse il crollo finale di un bugiardaccio senza più estro né talento?”
Il cinema italiano sul tetto del pianeta: Fellini faceva scuola e il resto del mondo cinematografico prendeva appunti, e ancora oggi continua a trarre beneficio da questa pietra miliare. 8½ è uno di quei film che hanno finito per diventare un riferimento ogni volta che un regista decide di raccontare la propria crisi creativa, la confusione tra realtà e immaginazione o il peso delle aspettative. Non stupisce che venga spesso accostato a opere molto più recenti come Inception: Fellini costruisce un mondo in cui sogno, memoria e presente si mescolano senza chiedere permesso allo spettatore.
È la storia di Guido Anselmi, uno strepitoso Marcello Mastroianni, regista di successo che attraversa uno stallo creativo e una ben più profonda crisi esistenziale. Per provare a ritrovare serenità ed estro si rifugia in una stazione termale, ma il soggiorno viene continuamente invaso da produttori, attori, collaboratori, amanti, familiari e persone convinte che Guido sappia esattamente che film stia per realizzare. Il problema è che lui, per primo, non lo sa più. Mastroianni rende benissimo questa stanchezza elegante, l’aria di un uomo che continua a sorridere mentre sente che tutto gli sta sfuggendo di mano.
È proprio nella sua condizione di “sogno ad occhi aperti” che 8½ trova la propria forma. Guido scivola continuamente nel passato, nella fantasia e nei desideri più nascosti; le donne della sua vita diventano insieme persone reali e proiezioni mentali, mentre il film stesso finisce per assomigliare al progetto impossibile che il protagonista non riesce a completare. Claudia Cardinale, Anouk Aimée e Sandra Milo partecipano a questo gioco di realtà e immaginazione senza che Fellini senta mai il bisogno di spiegare dove finisca una cosa e inizi l’altra.
Capolavoro assoluto, dalla caratterizzazione dei personaggi ai dialoghi fittissimi, sia interiori che esteriori, fino alla ricostruzione dei meccanismi mentali attraverso scene paradossali: difficile fare meglio. Nino Rota accompagna tutto con una musica che rende il caos di Guido quasi leggero, mentre Fellini trasforma una crisi personale in uno spettacolo pieno di movimento, ironia e malinconia. Non è un film da affrontare aspettandosi una trama lineare: funziona molto meglio se ci si lascia trascinare nel flusso dei pensieri del protagonista.
Rimane complicato catalogare questa pellicola in un genere preciso, ed è proprio questo il bello. 8½ parla di cinema, ego, desiderio, paura di fallire e bisogno di continuare a creare anche quando non si sa più bene perché. Può sembrare ostico nei primi minuti, ma appena si accetta la sua logica onirica diventa incredibilmente vivo. E Mastroianni, più che interpretare semplicemente Guido, sembra diventare l’alter ego perfetto di Fellini: elegante, ironico, circondato da persone che gli chiedono risposte mentre lui cerca soltanto un modo per mettere ordine nel proprio caos. Forse la descrizione più efficace resta quella attribuita a Dino Buzzati: “La masturbazione di un genio”.

