Inside Out è uno dei film Pixar che riescono meglio a parlare contemporaneamente a bambini e adulti senza dare l’impressione di cambiare linguaggio. L’idea è semplicissima e geniale: trasformare le emozioni di una ragazzina in personaggi veri e propri, con caratteri, colori e modi di reagire completamente diversi. Pete Docter e Ronnie del Carmen usano questa premessa per raccontare qualcosa di molto concreto, il momento in cui Riley lascia la propria città e deve ricostruire abitudini, amicizie e senso di appartenenza in un posto nuovo.
Dentro la mente di Riley troviamo Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura e Disgusto. All’inizio Gioia è convinta che il proprio compito sia tenere Tristezza il più lontano possibile dai ricordi importanti. Il film, però, cresce proprio quando mette in discussione questa idea. Non tutte le emozioni devono essere piacevoli per essere utili, e cercare di essere felici a ogni costo può diventare un problema tanto quanto lasciarsi travolgere dalla tristezza.
La Pixar traduce concetti astratti in immagini semplicissime da ricordare: le isole della personalità, i ricordi fondamentali, il treno del pensiero, l’immaginazione e il deposito dove finiscono le cose che lentamente dimentichiamo. Bing Bong, apparentemente una creatura comica, diventa uno dei personaggi più emotivi proprio perché rappresenta una parte dell’infanzia che Riley non può portare con sé per sempre.
Come nelle migliori pellicole Pixar, l’emozione arriva nei momenti meno scontati. Inside Out non tratta la crescita come una perdita netta, ma come un processo in cui sentimenti diversi imparano a convivere e i ricordi diventano più complessi. È questo che lo rende molto più di un cartone educativo ben costruito.
Se l’avete già visto, sul sito trovate anche Inside Out 2, che riprende Riley in una fase diversa della crescita. Ma il primo film resta fondamentale e funziona perfettamente da solo. Un film d’animazione da vedere davvero a qualsiasi età, soprattutto se pensate che la tristezza sia soltanto qualcosa da eliminare.
A livello visivo il film ha anche il merito di inventare un linguaggio immediatamente comprensibile per rappresentare qualcosa che non possiamo vedere. La mente di Riley è colorata, ordinata e apparentemente semplice, ma si complica man mano che lei cresce. Perfino i ricordi smettono di appartenere a una sola emozione. È una delle intuizioni più belle del film, perché traduce in immagini il fatto che crescere significa anche poter provare sentimenti diversi nello stesso momento.
Inside Out funziona così bene perché non cerca mai di spiegare la psicologia come farebbe un manuale. La trasforma in avventura. I bambini possono seguire Gioia e Tristezza, gli adulti possono riconoscere il momento in cui un figlio, o loro stessi, smette di essere facile da leggere. Ed entrambe le visioni funzionano contemporaneamente. È uno dei motivi per cui il film migliora quasi con l’età dello spettatore.

