Quando mi sono avvicinato al mondo del cinema anni fa, American History X ha rappresentato uno dei primi “punti fissi” nella mia ipotetica top ten. È passato diverso tempo e, nonostante mi siano passati davanti agli occhi parecchi chilometri di pellicola, quest’opera non ha perso il suo posto privilegiato. Tony Kaye affronta razzismo, violenza e radicalizzazione senza nascondere la seduzione che certe ideologie possono esercitare su chi cerca un colpevole semplice per problemi molto più complessi.
Il film ci parla del percorso di pentimento e redenzione di Derek Vinyard, interpretato da Edward Norton, giovane neonazista che dopo tre anni di carcere torna a casa profondamente cambiato e scopre che il fratello minore Danny ha seguito esattamente le sue orme. Derek si rende conto di essere stato il modello che il ragazzo ha imitato e prova quindi a spezzare una catena che lui stesso ha contribuito a creare. Il regista alterna presente e passato, usando il bianco e nero per ricostruire gli anni in cui l’odio di Derek cresceva fino a diventare identità.
Questa struttura funziona perché non ci mostra un razzista astratto, ma il processo con cui una persona può convincersi che rabbia e frustrazione abbiano una risposta politica semplice. Allo stesso tempo il film non assolve Derek: la redenzione non cancella ciò che ha fatto né le conseguenze prodotte sugli altri. Norton è impressionante proprio nel passaggio fra arroganza, ferocia e vergogna, e la sua interpretazione gli valse una candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.
Avevamo già imparato ad apprezzare Norton in Il Giocatore – Rounders, e poco dopo sarebbe arrivato Fight Club. Qui però è il centro assoluto di un film che rimane violento e commovente senza diventare una semplice lezione scolastica. Alcuni passaggi sono forse più espliciti di quanto servirebbe, ma il rapporto fra Derek e Danny continua a colpire con una forza enorme. Se cercate un dramma capace di parlare di odio, responsabilità e possibilità di cambiare senza rendere il percorso facile, American History X resta un film da vedere assolutamente.
La cosa che continuo ad apprezzare di più è il rapporto fra i due fratelli. Danny non imita soltanto le idee di Derek: imita il suo modo di stare al mondo, la sicurezza con cui trasformava ogni frustrazione in odio. Per questo il tentativo di Derek di salvarlo è anche un confronto con ciò che ha lasciato dietro di sé. È una dinamica semplice, forse persino didascalica in qualche passaggio, ma emotivamente potentissima e ancora oggi è la parte che mi resta più impressa.

