Jake Sully è un ex marine costretto sulla sedia a rotelle che accetta di partire per Pandora al posto del fratello gemello morto, l’unico con cui condivide il patrimonio genetico necessario a controllare un avatar già creato per la missione. Nel 2154 gli esseri umani hanno raggiunto questa luna lontanissima, ricca di una natura spettacolare e soprattutto di un minerale preziosissimo, l’unobtanium. Attraverso un collegamento neurale Jake può muovere un corpo ibrido umano-Na’vi mentre il proprio rimane alla base. Per lui significa tornare a correre, saltare e usare le gambe, ma anche entrare in contatto con un popolo che fino a quel momento gli era stato presentato soprattutto come un ostacolo.
Il compito iniziale è conoscere usi, territorio e punti deboli dei Na’vi per facilitare gli interessi degli umani. Poi Jake incontra Neytiri, interpretata da Zoe Saldaña, e il suo sguardo cambia. Pandora smette di essere una miniera gigantesca e diventa un mondo vivo, costruito su un rapporto con la natura che gli uomini sembrano aver dimenticato. Sigourney Weaver, nei panni della dottoressa Grace Augustine, rappresenta l’altra faccia della presenza umana: quella scientifica, curiosa e interessata alla conoscenza invece che alla conquista. Stephen Lang, invece, dà al colonnello Quaritch tutta la durezza militare necessaria per trasformare il conflitto in qualcosa di inevitabile.
James Cameron, dopo Titanic, costruisce un blockbuster gigantesco che usa la fantascienza per parlare di colonialismo, avidità, guerra e sfruttamento dell’ambiente. Il riferimento ai conflitti contemporanei era facile da cogliere già all’uscita del film, ma Avatar funziona meglio se non lo riduciamo a un’allegoria di una sola guerra: il meccanismo è più ampio e riguarda una civiltà tecnologicamente superiore convinta che il proprio bisogno di risorse giustifichi qualsiasi intervento. È un tema semplice, perfino dichiarato, ma Cameron lo rende potentissimo attraverso immagini che nel 2009 sembravano provenire davvero da un altro pianeta.
Il film portò a casa tre Oscar e soprattutto cambiò il livello delle aspettative sul 3D e sugli effetti visivi. In sala il senso di immersione era parte integrante dell’esperienza, ma anche rivisto su uno schermo normale Pandora conserva una quantità impressionante di dettagli, creature e paesaggi. Si può discutere sulla linearità della trama o su alcuni personaggi molto archetipici, ma resta difficile negare la forza dell’esperienza. E il cuore del film rimane proprio il cambiamento di Jake: un uomo arrivato su Pandora pensando di recuperare ciò che aveva perso scopre invece una maniera completamente diversa di stare al mondo. Se volete proseguire il viaggio, il collegamento naturale è Avatar – La Via dell’Acqua.
