John Baker è un ragazzo che sta concludendo gli studi in un collegio maschile e davanti a sé ha un futuro già praticamente deciso: prendere le redini dell’attività commerciale del padre. La sua vita cambia quando, durante una passeggiata, si imbatte in Patty, interpretata da Winona Ryder, una ragazza di alcuni anni più grande caduta da cavallo. John la soccorre e, invece di consegnarla immediatamente alle autorità, la porta di nascosto nel collegio. La presenza di Patty sconvolge inevitabilmente quell’ambiente regolato e tutto maschile, mettendo a rischio anche la permanenza di John nell’istituto. Ma per lui è soprattutto l’occasione di guardare fuori dal percorso che gli altri hanno già preparato.
John, stanco delle regole, passa una serata in fiera con Patty e fra i due nasce qualcosa di più di una semplice conoscenza. Il ragazzo è affascinato dalla sua apparente maturità, dalla libertà e da tutto quello che lei sembra poter rappresentare al di fuori del collegio. Patty, invece, guarda John anche attraverso l’innocenza e la leggerezza di un’età che sente di aver già perso. Lukas Haas e Winona Ryder funzionano bene proprio perché i loro personaggi non sembrano davvero appartenere allo stesso momento della vita, e il film usa questa distanza per rendere la relazione contemporaneamente romantica e inquieta. John vede Patty come una porta verso il mondo adulto, mentre lei sembra trovare in lui una parentesi lontana dalle proprie complicazioni. È un rapporto che vive proprio di questa sproporzione.
Fin dall’inizio, però, Patty nasconde qualcosa. C’è un poliziotto che la sta cercando, ci sono versioni della sua storia che non coincidono del tutto e John capisce lentamente di essersi infilato in una vicenda molto più complicata di quanto pensasse. Boys prova così a mescolare racconto di formazione, storia d’amore e thriller. È proprio qui che mostra anche il suo limite: la componente sentimentale ha una certa delicatezza, mentre quella di suspense rimane alquanto acerba e non sempre riesce a dare alla storia la tensione promessa.
Il film di Stacy Cochran è liberamente ispirato al racconto Twenty Minutes di James Salter e dura poco più di un’ora e venti, quindi non ha neppure il tempo di appesantirsi troppo. Non è uno dei titoli più memorabili degli anni Novanta, ma può funzionare per chi ama i drammi adolescenziali con una componente romantica e un piccolo mistero al centro. Soprattutto è interessante vedere Winona Ryder in un ruolo che vive proprio sul confine fra attrazione, fuga e segreto, mentre John scopre che uscire dall’innocenza significa anche accettare che le persone non siano sempre ciò che sembrano.

