Four Lions è giustamente considerato tra le chicche del 2010. Un film rischioso e coraggioso che affronta terrorismo jihadista e radicalizzazione scegliendo la strada più difficile: farne una black comedy senza trasformare l’Islam nel bersaglio della battuta. Chris Morris mette al centro un gruppo di aspiranti terroristi britannici convinti di essere pronti al martirio e invece incapaci di organizzare anche le cose più elementari. Omar, interpretato da Riz Ahmed, è quello che prova a dare una direzione al gruppo; Waj è ingenuo e facilmente manipolabile; Barry è il convertito inglese più aggressivo e ideologico; Faisal sembra vivere in una logica tutta sua. A loro si aggiunge poi Hassan, reclutato quasi per caso.
Da qui parte una sequenza di disastri memorabili: addestramento in Pakistan, discussioni assurde su obiettivi e strategie, corvi usati in esperimenti improbabili e una preparazione all’attentato che sembra continuamente sul punto di collassare per stupidità interna. La cosa notevole è che Morris non usa mai l’idiozia dei personaggi per negare la pericolosità di ciò che stanno facendo. Anzi, proprio il contrasto fra incompetenza comica e conseguenze reali rende il film sempre più teso man mano che ci si avvicina al finale.
È questo l’equilibrio più difficile e anche il motivo per cui Four Lions funziona così bene. Il film prende in giro chi usa la religione per giustificare violenza e fanatismo, non una popolazione o un credo. La satira colpisce l’ideologia, il desiderio di appartenenza, la retorica eroica e perfino l’incapacità delle autorità di capire cosa stia succedendo. Riz Ahmed riesce inoltre a dare a Omar qualcosa di più di una semplice funzione comica: è ridicolo, sì, ma anche abbastanza lucido da rendere più inquietante il percorso che sceglie.
Il finale resta un trionfo di incredulità, con costumi ridicoli, incomprensioni e decisioni demenziali che però smettono progressivamente di far ridere in modo innocuo. È una commedia nerissima, di quelle che ti fanno ridere e subito dopo ti fanno chiedere se fosse davvero il caso. Si muore dal ridere, letteralmente: e raramente questa espressione è stata così adatta a un film. Morris riesce inoltre a evitare l’effetto sketch televisivo: per quanto assurde siano le gag, tutto resta dentro una storia che procede davvero verso un punto di non ritorno. È proprio questo senso di marcia, sempre più incontrollabile, a trasformare Four Lions da semplice provocazione comica in qualcosa di molto più amaro e intelligente. È uno di quei film che sembrano assurdi finché non ci si accorge che l’assurdità è esattamente il modo scelto per raccontare qualcosa di terribilmente serio, terribilmente umano e moralmente molto scomodo ancora oggi.

