“La ruota gira…e si la mia si è incastrata!”
Gli equilibristi, titolo evocativo del film di De Matteo: storia dei nuovi poveri che la società mette all’angolo, i padri separati che annaspano ogni fine del mese a far tornare i conti tra spese della famiglia da sostenere e ciò che serve a loro per sopravvivere (un tetto, un pasto caldo). La dignità sopra di tutto, i conti che non vogliono mai tornare ed allora i lavori diventano due poi tre e poi quattro; fino a che la vita è solo lavorare per guadagnare perché i soldi sono necessari e non c’è tempo per dormire, non c’è tempo per i figli, non c’è tempo per se o per nessuno; rimangono solo loro: i pensieri e le preoccupazioni.
Non basta, non basta il lavoro, non basta il sacrificio, non bastano i tagli e le rinunce. Allora anche lo stretto necessario, il tetto, diventa un lusso insostenibile ed il passo è breve per arrivare alla vita in strada.
Valerio Mastrandrea bravissimo a farci rivivere (come In un giorno perfetto) il percorso umano, psicologico di questo padre schiacciato dalla vita a causa di un errore; un uomo debole che non riesce a chiedere aiuto, non riesce a rialzarsi ed arriva a toccare il fondo. Il finale ricco di umanità riapre le porte alla speranza: la ruota gira sempre e per tutti, nel bene e nel male, e prima o poi si torna in piedi.




