Margini

Margini - Niccolò Falsetti, 2022


Voto medio: 3,88
(32 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 91 minuti
GENERE: Commedia
CAST: Francesco Turbanti, Emanuele Linfatti, Matteo Creatini, Valentina Carnelutti, Nicola Rignanese, Silvia D'Amico, Paolo Cioni.

“Mi spieghi che vuoi fà in questa cittá di merda? È inutile che ci provi, l’unico modo è acchiappà e annà via!”

Devo ammetterlo: anche io sono rimasto sorpreso da quanto mi sia divertito guardando Margini. Parte da una premessa quasi minimale: tre amici di Grosseto, trentenni fuori tempo massimo, che suonano in una band street punk chiamata “Wait for Nothing” e decidono di organizzare il concerto della vita portando in città una band americana, ma riesce a trasformarla in qualcosa di molto più stratificato. Non è solo la storia di un evento da mettere in piedi tra mille ostacoli (mancanza di soldi, locali inadeguati, Comune disinteressato, problemi familiari), è il racconto di un equilibrio precario tra sogni adolescenziali e responsabilità adulte: Michele ha una moglie e una figlia, Edo è ancora incastrato tra madre e patrigno, Iacopo è diviso tra il punk e un futuro nella musica “seria”. Il concerto diventa così l’ultima occasione per dimostrare (forse più a se stessi che agli altri) che non tutto è già deciso.

La regia di Niccolò Falsetti ha un’energia contagiosa ma controllata, e si sente che quel mondo lo conosce davvero. Grosseto non è uno sfondo folkloristico: è una provincia piatta, ironica, a tratti soffocante, fatta di supermercati, balere, circoli Arci e sagre. La scena punk che il film racconta non è glamour né nostalgica: è una rete di amicizie, di caparbietà e di piccole resistenze quotidiane. In questo senso il paragone con La Guerra degli Antò regge, per quell’idea di provincia come periferia esistenziale e musicale, ma Margini è meno grottesco e più tenero; e qualcosa di Jack Frusciante è Uscito dal Gruppo si intravede nel conflitto tra restare fedeli a se stessi e crescere davvero. Solo che qui i protagonisti non sono liceali: sono adulti che fingono di non esserlo.

Gli attori funzionano proprio perché sembrano non “recitare”: Francesco Turbanti dà a Michele una fragilità rabbiosa che tiene insieme il film, mentre Linfatti e Creatini costruiscono un’amicizia credibile, fatta di complicità e frustrazioni. Le donne restano sullo sfondo ma sono la coscienza silenziosa del racconto, quelle che tengono insieme la realtà mentre i protagonisti inseguono il sogno rumoroso del palco. Margini è una commedia che fa ridere sul serio, ma non consola: ti lascia addosso un misto di entusiasmo e malinconia, come certe canzoni punk urlate a squarciagola sapendo che il giorno dopo si torna alla vita di sempre.

Non a caso il film ha trovato un riconoscimento anche fuori dal giro underground: presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella Settimana Internazionale della Critica, dove ha vinto il Premio del pubblico “The Film Club“, ha poi ottenuto candidature ai David di Donatello e ai Nastri d’Argento per il miglior regista esordiente e per la canzone originale “La Palude“, fino al Gobbo d’Oro al Bobbio Film Festival. Segnali chiari che non si tratta solo di un film generazionale, ma di un esordio solido e sentito, capace di parlare a molti più spettatori di quanto la sua ambientazione “di nicchia” potrebbe far pensare. Ed è proprio per questa sincerità che merita di essere visto e sostenuto.