Pietà

피에타, 2012 · Kim Ki-duk

Drammatico104 min

Kang-do mutila debitori per conto degli strozzini finché una donna sostiene di essere sua madre. Kim Ki-duk intreccia denaro, colpa e bisogno d’amore.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 4,00
(7 voti totali)

Trailer

“I bastardi siete voi che vi indebitate senza ragionare.”

Leone d’Oro alla 69ª Mostra del Cinema di Venezia, Pietà segna uno dei ritorni più potenti di Kim Ki-duk dopo una fase personale e creativa molto difficile, raccontata apertamente nel documentario Arirang. Il risultato è un film durissimo ma lucidissimo, capace di prendere la violenza tipica del regista coreano e trasformarla in qualcosa di quasi astratto: non tanto spettacolo, quanto conseguenza inevitabile di un mondo dove ogni relazione sembra avere un prezzo.

Il protagonista è Lee Kang-do, interpretato da Lee Jung-jin, un esattore senza scrupoli che lavora per degli strozzini. Va da piccoli artigiani soffocati dai debiti e, quando non possono pagare, li costringe a subire incidenti che permettano di riscuotere le assicurazioni. Più che lui, il vero protagonista sembra quindi essere il denaro: un capitalismo feroce che trasforma corpi e affetti in contabilità. Kang-do vive solo, non prova empatia e tratta chiunque come un mezzo. Tutto cambia quando nella sua vita compare una donna, Mi-sun, interpretata da Cho Min-soo, che sostiene di essere la madre che lo aveva abbandonato.

Da qui Pietà diventa molto più di un racconto di redenzione. Kang-do comincia a scoprire sentimenti che aveva praticamente rimosso, ma Kim Ki-duk non ci offre mai una trasformazione semplice o rassicurante. Compassione, colpa, vendetta e bisogno d’affetto finiscono per confondersi, e il film usa proprio questa ambiguità per ribaltare continuamente il nostro giudizio sui personaggi. La brutalità resta forte, ma è la dimensione emotiva a fare davvero male.

È un film attuale e coraggioso, inserito pienamente nel grande cinema sudcoreano contemporaneo ma assolutamente personale nel modo di unire ferocia e poesia. Lo stile è asciutto, realistico, a tratti quasi sgradevole, e per uno spettatore in cerca di leggerezza può risultare pesante. Ma i due interpreti sono indimenticabili e la storia continua a cambiare significato fino agli ultimi minuti. Per me rimane uno dei Kim Ki-duk più riusciti: un film meraviglioso, disturbante e doloroso, che parla di pietà proprio quando sembra non essercene più spazio. Da vedere.

La cosa che più colpisce è il modo in cui Kim Ki-duk rende fisico ogni sentimento. Il denaro passa di mano, i debiti si imprimono sui corpi e perfino l’affetto assume qualcosa di doloroso, come se non potesse esistere senza lasciare una ferita. Non è un film che cerca di rendersi gradevole e alcune scene possono risultare difficili, ma proprio questa coerenza evita che la critica sociale sembri aggiunta dall’esterno. In Pietà economia, violenza e bisogno d’amore fanno parte dello stesso meccanismo, e proprio questa fusione rende il film così difficile da scrollarsi di dosso.

Scheda del film

Titolo originale
피에타
Anno
Regia
Kim Ki-duk
Durata
104 minuti
Genere
Cast
Lee Jung-jin, Jang Mi-sun

Temi e categorie