Rider

Rider - Roan Johnson, Davide Pavanello, 2026

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,44
(36 voti totali)

“Diciamo che sono alla ricerca di una svolta…”

Milano, Capodanno: gli altri brindano, Sami pedala. Rider, diretto da Roan Johnson insieme al produttore musicale Davide Pavanello, in arte Dade, parte da un’immagine semplicissima e molto contemporanea: un ventenne attraversa in bicicletta una città che festeggia per consegnare cibo a chi può permettersi di aspettarlo al caldo. Poi una gigantesca ordinazione di sushi lo porta dentro una villa della Milano bene, l’incontro con Nia cambia il corso della notte e una decisione presa d’impulso trasforma quello che sembrava l’inizio di una storia d’amore in qualcosa di molto più pericoloso. Fin qui potrebbe sembrare un piccolo dramma urbano. Il colpo di Rider è invece raccontarlo contaminando cinema e musica fino quasi a cancellarne il confine: rap e hip hop non arrivano sopra le immagini per dare atmosfera, entrano nei dialoghi, nel ritmo, nei pensieri dei personaggi. L’idea di costruire insieme un film da ascoltare e un disco da vedere poteva facilmente diventare una trovata. Qui è la ragione principale per cui vale la pena essere curiosi.

Lorenzo Aloi dà a Sami una faccia perfetta per questa storia: giovane senza sembrare ingenuo, già stanco senza essere ancora davvero adulto. Vive di consegne, chiamate, soldi che servono adesso; suo padre, interpretato da Claudio Santamaria, è ai domiciliari, e il futuro sembra qualcosa che riguarda sempre qualcun altro. Attorno a lui Johnson e Dade costruiscono una Milano divisa senza bisogno di trasformarla in una lezione: basta far passare Sami dalle strade alla villa, dal lavoro precario alla festa dei ricchi, per far sentire la distanza tra mondi che abitano la stessa città ma quasi non si toccano. L’incontro con Nia, interpretata da Kaze, rompe per qualche ora questa logica. La loro attrazione ha tenerezza, pudore, persino una specie di innocenza che contrasta bene con tutto ciò che li circonda. Ed è importante, perché impedisce a Rider di ridursi al “film sui giovani sfruttati”: qui ci sono anche desiderio, leggerezza, la possibilità improvvisa di immaginarsi altrove. Poi arriva la colpa. Il riferimento a Delitto e castigo è evidente nell’idea di un gesto impulsivo che costringe Sami a scegliere tra fuga e responsabilità, ma il film resta molto concreto: non vuole trasformarlo in Raskol’nikov con lo zaino di una delivery app, vuole capire cosa significhi sbagliare quando hai già pochissimo margine per permettertelo.

È proprio l’ambizione formale di Rider a renderlo interessante e, inevitabilmente, anche divisivo. Far convivere romance, dramma sociale, piccolo crime e musical rap per 87 minuti significa rischiare continuamente di perdere l’equilibrio. Qualche passaggio può sembrare più costruito che spontaneo, e chi non entra subito nel meccanismo delle rime e dei dialoghi musicali potrebbe sentirne la presenza più che lasciarsi trasportare. Ma preferisco mille volte un film italiano che prova una strada del genere a uno perfettamente corretto che abbiamo già visto venti volte. Anche la presenza di musicisti come Levante, Ensi, Rosa Chemical, Johnny Marsiglia, Axos e Margherita Vicario non ha il sapore della playlist messa lì per attirare pubblico: appartiene a un progetto che vuole fotografare una scena musicale, una generazione e un modo di stare nella città. Rider non sembra interessato a essere levigato; vuole avere ritmo, identità, qualcosa da dire sul lavoro precario e sulle differenze di classe senza dimenticarsi di raccontare una notte che corre. Se cercate un film da vedere perché volete capire dove potrebbe andare il cinema italiano quando decide finalmente di rischiare un po’, questo è uno dei titoli più curiosi del 2026.

Scheda del film

Titolo originale
Rider
Anno
Regia
Roan Johnson, Davide Pavanello
Durata
87 minuti
Cast
Lorenzo Aloi, Kaze, Mattia Mor, Kyshan Wilson, Johnny Marsiglia, Levante, Ensi, Rosa Chemical, Axos, Alice Rosso, Federica Bonani, Margherita Vicario, Claudio Santamaria

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