Tom Sanders, interpretato da Michael Douglas, lavora da anni per un’importante azienda tecnologica di Seattle. Ha una famiglia, una carriera solida e soprattutto è convinto che una promozione ormai attesa sia praticamente sua. Il posto viene invece assegnato a Meredith Johnson, Demi Moore, nuova dirigente e sua ex fidanzata. La situazione diventa molto più complicata quando Meredith, ora superiore di Tom, prova a riaprire anche il loro rapporto sessuale durante un incontro di lavoro. Lui si tira indietro e il giorno successivo scopre di essere proprio lui l’uomo accusato di molestie.
Rivelazioni – Sesso è Potere parte da questo ribaltamento e lo usa per costruire un thriller aziendale in cui la questione centrale, come dice bene la citazione iniziale, è soprattutto il potere. Tom deve difendere la propria reputazione, il matrimonio e il posto di lavoro mentre quasi tutti hanno interesse a evitare uno scandalo. La sua versione sembra scomoda per l’azienda e Meredith occupa una posizione gerarchica che le permette di controllare gran parte della narrazione. La battaglia non si limita quindi a stabilire che cosa sia accaduto in quell’ufficio, ma riguarda chi abbia il potere di definire pubblicamente la verità.
Barry Levinson adatta il romanzo di Michael Crichton e riempie la storia di fusioni societarie, giochi di carriera, avvocati e tecnologie che oggi hanno un sapore decisamente anni Novanta. È proprio l’ambiente aziendale a dare al film una tensione particolare: tutti parlano di merito e professionalità, ma basta una promozione per mostrare quanto reputazione, alleanze e gerarchie possano contare più dei risultati. C’è perfino una lunga sequenza di realtà virtuale che all’epoca voleva sembrare futuristica e oggi aggiunge quasi involontariamente fascino vintage. Michael Douglas è perfettamente a suo agio nel ruolo dell’uomo apparentemente arrivato che vede improvvisamente sgretolarsi tutte le proprie sicurezze; Demi Moore costruisce invece una Meredith fredda, ambiziosa e difficile da decifrare.
La parte più interessante arriva quando Tom capisce che l’accusa di molestie potrebbe essere soltanto uno dei livelli del problema e che dietro la sua possibile uscita dall’azienda esistono altri interessi. Da lì il film accelera e diventa un gioco di prove, informazioni cancellate e responsabilità nascoste. Alcune dinamiche di genere oggi meritano uno sguardo più critico di quello con cui il film le presentava nel 1994, ma come thriller all’americana resta coinvolgente. Un grande Michael Douglas, un’affascinante Demi Moore e due ore di suspense costruite intorno a una domanda semplice: quando sesso, carriera e potere si mescolano, chi riesce davvero a controllare il racconto? È proprio questo gioco di versioni contrapposte a tenerlo vivo.

