Space Jam

Space Jam - Joe Pytka, 1996


Voto medio: 3,48
(21 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 88 minuti
GENERE: Animazione, Avventura, Commedia, Fantascienza, Sportivo
CAST: Theresa Randle, Michael Jordan, Wayne Knight, Manner Washington, Eric Gordon, Penny Bae Bridges, Brandon Hammond, Larry Bird, Bill Murray, Thom Barry, Charles Barkley, Patrick Ewing, Muggsy Bogues, Larry Johnson, Shawn Bradley, Ahmad Rashad, Del Harris, Vlade Divac, Cedric Ceballos, Jim Rome, Paul Westphal, Danny DeVito, Brad William Henke.

“Oh-oh, mi è semblato di vedele… è velo! È velo! È ploplio Michael Jordan!”

Space Jam è uno di quei film che non ha mai avuto bisogno di essere “bello” nel senso serio, ordinato e rispettabile del termine. È uscito nel 1996, ha preso Michael Jordan nel suo “prime”, lo ha buttato dentro un mondo di Looney Tunes, alieni tamarri, basket impossibile e pubblicità travestita da cinema, e in qualche modo ha creato un piccolo monumento pop generazionale. Non un capolavoro, non un film perfetto, non una storia da analizzare con la lente d’ingrandimento. Piuttosto una capsula del tempo: colori, battute, schiacciate, Bugs Bunny, Daffy Duck, Lola Bunny, Bill Murray che compare come se fosse normale, e una colonna sonora che da sola basterebbe a riaprire un cassetto intero degli anni Novanta.

La trama è una scusa, e va benissimo così: i Looney Tunes rischiano di essere rapiti e trasformati in attrazione per un parco divertimenti alieno, quindi sfidano i loro nemici a una partita di basket. Peccato che gli avversari rubino il talento ad alcune stelle NBA e diventino i Monstars, enormi, cattivi e praticamente imbattibili. A quel punto serve il migliore, cioè Michael Jordan, qui chiamato a salvare il mondo dei cartoni con la sua aria da campione prestato a un sogno infantile. Jordan non è un attore, e si vede: certe battute sembrano dette con la naturalezza di uno spot girato al quinto ciak, ma Space Jam funziona anche per questo. Non cerca mai davvero il realismo. È un film in cui un coniglio parla, un’anatra si offende e una partita di basket può decidere il destino di un intero universo animato. Pretendere finezza drammatica sarebbe un po’ come chiedere a Taz di compilare il 730.

Il vero punto di forza è l’energia. Space Jam mescola live action e animazione con un entusiasmo ancora contagioso, soprattutto se lo si guarda con lo spirito giusto: quello di chi vuole divertirsi, non smontare il giocattolo pezzo per pezzo. I Looney Tunes portano il loro caos naturale, fatto di gag fisiche, assurdità, facce deformate e logica elastica; Michael Jordan porta il mito sportivo, la presenza, l’icona. Intorno, il film costruisce un circo commerciale evidentissimo, con marchi ovunque e una certa faccia tosta da megaoperazione di marketing, ma sarebbe ingiusto ridurlo solo a questo. Per tanti bambini è stato il primo contatto con i Looney Tunes, con il basket NBA, forse persino con l’idea che il cinema potesse mischiare mondi incompatibili e farli sembrare, almeno per 88 minuti, perfettamente sensati.

Rivisto oggi, Space Jam mostra tutte le sue cuciture: la sceneggiatura è sottilissima, alcune gag sono invecchiate, certi personaggi umani sembrano lì solo per riempire lo spazio tra una trovata animata e l’altra. Eppure resta difficile volergli male. Ha una leggerezza che molti prodotti nostalgici inseguono senza trovare, perché qui non c’è ancora la nostalgia programmata: c’è il presente di allora, rumoroso, colorato, un po’ sfacciato. È un film da vedere in famiglia, o da rivedere se si vuole tornare per un attimo a quell’età in cui bastavano Bugs Bunny, una schiacciata impossibile e “I Believe I Can Fly” per credere che tutto fosse più grande, più semplice e più divertente. Space Jam non è grande cinema; è grande ricordo collettivo. E ogni tanto, onestamente, basta e avanza.