Vertiginoso, frenetico e assurdo trip vissuto attraverso gli occhi di Ross (Jason Schwartzman) con il quale ci addentriamo in un caleidoscopico universo di personaggi bizzarri, tutti legati in qualche modo al malato mondo della droga. Cast davvero interessante fra cui spiccano, oltre alla Mena Suvari di American Beauty, la magnifica e compianta Brittany Murphy nel ruolo di Nikki, e il leggendario Mickey Rourke che sfodera un’interpretazione davvero pittoresca che farà a dir poco esaltare tutti i suoi fan.
La star hollywoodiana veste infatti i panni del “Cuoco”, una specie di chimico faidate e spacciatore di fama riconosciuta, il quale, rintanato in una stanza di un motel, produce metanfetamina, la droga preferita dal giovane Ross. Sarà grazie all’incantevole Nikki, anche lei tossicodipendente, che quest’ultimo conoscerà direttamente il Cuoco che, a cambio di alcuni passaggi in macchina, lo rifornirà di stupefacenti. Iniziano così le avventure di questo ragazzo che sotto l’effetto della droga passerà diversi giorni insonne, ma sempre più stanco e provato, trascinando con lui lo spettatore in questo folle inferno surrealista, qui dipinto con una paradossale leggerezza estrema ed una buona dose di acida ironia.
Alla regia c’è Jonas Åkerlund, al suo esordio nel lungometraggio dopo anni passati a dirigere videoclip, e si vede praticamente in ogni minuto. Spun corre, accelera, taglia, distorce e monta immagini come se anche la macchina da presa avesse assunto qualcosa. Non è un vezzo gratuito: quel linguaggio frenetico ci mette nella stessa percezione alterata dei personaggi, incapaci di fermarsi abbastanza a lungo da accorgersi di quanto siano diventate miserabili le loro giornate. Il film può stancare proprio per questa scelta, ma se entrate nel ritmo è difficile staccarsi.
Il cast poi è molto più ricco di quanto la dimensione quasi underground del film lasci pensare. Oltre a Schwartzman, Murphy, Rourke e Mena Suvari ci sono John Leguizamo, Patrick Fugit, Peter Stormare, Debbie Harry ed Eric Roberts. Nessuno viene presentato come esempio positivo: sono tutti pezzi di un ecosistema autodistruttivo che Åkerlund osserva con ironia nera senza trasformare la storia in una predica antidroga. È questo equilibrio a rendere Spun interessante: è sporco, sgradevole, divertente e tragico quasi nello stesso momento.
Non aspettatevi quindi un dramma composto sulla tossicodipendenza. È più simile a una corsa di tre giorni senza sonno, piena di pessime decisioni e personaggi che sembrano usciti da un incubo pop. Se amate il cinema eccessivo, visivamente aggressivo e disposto a stare dalla parte degli sbandati senza ripulirli, vale assolutamente il recupero.

