Una Battaglia dopo l’Altra

One Battle After Another - Paul Thomas Anderson, 2025


Voto medio: 3,29
(35 voti totali)

Film da vedere consigliato da

DURATA: 162 minuti
GENERE: Azione, Commedia, Drammatico
CAST: Leonardo DiCaprio, Sean Penn, Benicio Del Toro, Regina Hall, Teyana Taylor Chase Infiniti, Wood Harris, Alana Haim, D.W. Moffett, John Hoogenakker, Shayna McHayle, Brenda Lorena Garcia, Tracy Todd, Bogdan Szumilas, Jack Trout, Rob Gore, Scott Jordan, Mario Valdez, Paul Grimstad, Brooklyn Demme, Starletta DuPois.

“Volevo proteggerti dai casini di tua madre, dai miei casini, anche se so che è impossibile.”

One Battle After Another è uno di quei film che non cercano di piacere a tutti, ma che una volta entrati nel loro ritmo sanno essere magnetici, disturbanti e sorprendentemente lucidi. E forse la cosa più affascinante è che due persone possono sedersi nella stessa sala, vedere le stesse identiche scene e uscire con due film completamente diversi in testa. Non è un effetto collaterale: è proprio il cuore del progetto. Paul Thomas Anderson (Ubriaco d’Amore, Il Petroliere, Vizio di Forma, Il Filo Nascosto) torna a un cinema più sporco e istintivo, costruendo un’opera che non si limita a raccontare, ma ti costringe a prendere posizione.

La storia attraversa decenni e identità spezzate: Pat Calhoun, ex rivoluzionario del gruppo French 75, vive nascosto sotto falso nome con la figlia Willa, cresciuta all’ombra di una lotta che non ha scelto. Il passato però torna a bussare, soprattutto con il ritorno di Steven J. Lockjaw, figura ossessionata dal controllo e legata a Perfidia Beverly Hills. Da lì in poi il film diventa una fuga continua fatta di inseguimenti, tradimenti e tensioni che non si risolvono mai del tutto. Ma quello che colpisce davvero è la struttura. I primi trenta minuti sono quasi un altro film: ritmo altissimo, montaggio nervoso, adrenalina pura. Poi arriva una frattura netta, e tutto rallenta, trasformandosi in un dramma familiare più intimo e riflessivo. È una scelta precisa: prima il fuoco, poi la cenere. Anderson ti destabilizza, ti toglie il terreno sotto i piedi e ti costringe a ricalibrare continuamente il tuo modo di guardare.

Il film avanza per accumulo più che per spiegazione. I personaggi sono ambigui, spesso contraddittori, e raramente si prestano a letture semplici. La militanza non è né glorificata né ridicolizzata, mentre il potere repressivo appare come un sistema diffuso, più che come un nemico identificabile. Ed è proprio qui che emerge uno degli elementi più interessanti: l’ambiguità. I movimenti politici raccontati non rimandano a realtà precise, ma funzionano come contenitori vuoti. Ognuno ci vede quello che vuole vedere. Non è solo un film politico divisivo: è un film costruito per esserlo.

Il cuore emotivo resta però il rapporto padre-figlia. Pat è lontanissimo dall’eroe classico: è stanco, fragile, spesso fuori controllo. Non vuole cambiare il mondo, vuole solo sopravvivere e proteggere sua figlia. Ed è proprio questa sua “normalità” a renderlo così potente. Perché quando il protagonista non è un genio né un mostro, ma una persona qualunque, la domanda cambia: non cosa farebbe un eroe, ma cosa faresti tu. Willa, invece, è il vero punto di trasformazione. Osserva, assorbe, cresce in un mondo che non ha scelto e che deve imparare a decifrare. È attraverso di lei che il film riflette su cosa resta delle ideologie, su come si trasmettono (o si deformano) nel tempo. E anche qui, senza mai esplicitarlo del tutto, il film suggerisce differenze sottili ma importanti tra chi ha spazio per evolversi e chi resta ai margini.

Dal punto di vista formale, la regia di PTA è precisa e nervosa allo stesso tempo. La colonna sonora gioca un ruolo fondamentale: più che guidare le emozioni, le distorce, creando un disagio costante che rende difficile elaborare quello che si sta vedendo in modo lineare. È come se il film volesse impedirti di prendere una posizione immediata, rimandando tutto al “dopo”. Ed è proprio lì che il film continua. One Battle After Another non finisce con i titoli di coda: si sposta fuori dalla sala, nelle discussioni, nei disaccordi. Ognuno esce con una versione diversa, e tutte sembrano plausibili. È uno specchio più che un racconto, un meccanismo che riflette le convinzioni dello spettatore.

Non è un film perfetto. La durata si fa sentire e alcune sottotrame restano volutamente incomplete, mentre certi personaggi funzionano più come simboli che come individui pienamente sviluppati. Ma sono scelte coerenti con l’idea di fondo: togliere certezze, lasciare spazio all’interpretazione. Una Battaglia dopo l’Altra è un film che divide, ed è giusto così. Non cerca di rassicurare, non offre risposte semplici. È un’opera che ti mette davanti a te stesso più che davanti a una storia. E per chi ama il cinema di PTA e non ha paura di perdersi un po’ lungo la strada, è senza dubbio un film da vedere.