Adesso è meglio levarci dalla circolazione finché non si calmano le acque, ok?
Lo sceriffo Scott Hall è disposto a credere a parecchie cose, ma non agli extraterrestri. Peccato che a Newnan, una tranquilla cittadina della Georgia, gli capiti fra i piedi un bambino che dice di arrivare dalla costellazione di Vega e si presenta con il nome poco pratico di H7-25. In Uno Sceriffo Extraterrestre… Poco Extra e Molto Terrestre, la soluzione al mistero non richiede chissà quale indagine: basta che il piccolo tiri fuori il suo aggeggio spaziale e cominci a combinare l’impossibile. Michele Lupo, nel 1979, prende Bud Spencer, gli mette addosso una divisa da sceriffo americano e lo spedisce dentro una commedia fantascientifica per famiglie. Il risultato è esattamente il tipo di divertimento che promette: scazzottate, militari destinati a fare brutte figure, invenzioni assurde e un’amicizia così tenera da riuscire a sorprendere persino fra un ceffone e l’altro. Bud interpreta il classico omone che vorrebbe essere lasciato in pace, ma che non riesce a voltarsi dall’altra parte quando qualcuno ha bisogno di lui. E Cary Guffey, già apparso in Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo di Spielberg, è il compagno perfetto per mandargli all’aria ogni programma.
L’idea più riuscita è il contrasto fra i due protagonisti. Hall può sistemare quasi qualsiasi discussione con una manata, mentre H7-25 possiede una specie di telecomando capace di piegare la realtà ai suoi capricci. Le giostre si animano, i pesci saltano fuori dall’acqua e i militari che vogliono mettere le mani sul bambino e sul suo apparecchio finiscono coinvolti in gag che sembrano uscite da un cartone animato. C’è perfino il tempo che va avanti e indietro, con risultati comici tanto semplici quanto irresistibili. Lupo non si preoccupa di rendere credibile la tecnologia aliena: gli interessa usarla per giocare con il linguaggio fisico di Bud Spencer, fatto di inseguimenti, capitomboli e avversari che si rialzano giusto in tempo per prenderne un’altra. Ma il film funziona soprattutto quando rallenta e lascia respirare il rapporto fra lo sceriffo e il bambino. H7-25 viene da un mondo in cui non esiste la musica, e sulla Terra scopre un sacco di cose che per noi sono normalissime. Hall, dal canto suo, impara a prendersi cura di qualcuno che non può proteggere soltanto facendo il duro. È qui che entrano in gioco gli Oliver Onions, con una colonna sonora che passa senza sforzo dal motivetto contagioso alla tenerezza. Il tema Sheriff, poi, è uno di quelli che rischiano di restare in testa per giorni: siete avvisati.
Diciamolo: la trama non è particolarmente elaborata, alcuni effetti speciali mostrano tutti i loro anni e certe risse vanno avanti un po’ oltre il necessario. Chi non ha mai sopportato la comicità di Bud Spencer difficilmente cambierà idea davanti a soldati che volano da una parte all’altra dello schermo. Però sarebbe un errore giudicare questa avventura soltanto in base a quanto sia invecchiata. Ha una leggerezza molto precisa, quella di un cinema popolare che sa di non dover dimostrare niente a nessuno e può permettersi di essere sciocco, fantasioso e sinceramente affettuoso. C’è anche una curiosità cinematografica niente male: questa storia di amicizia fra un essere umano e un piccolo alieno arrivò tre anni prima di E.T. l’Extra-Terrestre, anche se il tono dei due film è diversissimo. E se vi affezionate a Hall e H7-25, nel 1980 li ritroverete in Chissà Perché… Capitano Tutte a Me. Per me Uno Sceriffo Extraterrestre… Poco Extra e Molto Terrestre è un film da vedere in famiglia o in una serata in cui avete bisogno di ridere senza complicarvi la vita. Non sarà la fantascienza che vi cambia la visione dell’universo, ma può ricordarvi quanto sia bello guardare un gigante buono difendere un amico piccolo piccolo. E magari canticchiare per il resto della giornata.

