L’Arte del Sogno

La Science des Rêves, 2006 · Michel Gondry

Commedia / Drammatico105 min

Stéphane torna a Parigi, conosce Stéphanie e lascia che sogni e realtà si contaminino. Gondry costruisce a mano un mondo sentimentale di cartone e fantasia.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,89
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“Il cervello è la cosa più complessa dell’universo e si trova proprio dietro il naso.”

Stéphane è un giovane artista che ha sempre avuto un rapporto piuttosto elastico con il confine fra sogno e realtà. Dopo la morte del padre in Messico torna a vivere a Parigi, nella casa della sua infanzia, convinto dalla madre che lo aspetti un lavoro creativo nel campo dell’illustrazione. Peccato che l’impiego in una tipografia di calendari sia molto meno stimolante di quanto promesso. Stéphane si ritrova così a condividere l’ufficio con tre personaggi particolari e a rifugiarsi sempre più spesso nel proprio mondo interiore, dove conduce perfino una trasmissione televisiva immaginaria dal suo studio di cartone. Nello stesso edificio conosce Stéphanie, interpretata da Charlotte Gainsbourg, una vicina creativa quanto lui con cui nasce una relazione tenera, surreale e parecchio complicata.

Michel Gondry in L’Arte del Sogno non si limita a raccontare i sogni, li costruisce materialmente. Acqua di cellophane, televisori di cartone, animali di stoffa, città in miniatura e oggetti animati trasformano il mondo di Stéphane in qualcosa che sembra fatto a mano davanti ai nostri occhi. È proprio questa imperfezione artigianale a renderlo così bello. Dopo Se Mi Lasci Ti Cancello, Gondry torna a esplorare sentimenti e memoria, ma qui lo fa in maniera ancora più libera, come se ogni emozione potesse immediatamente cambiare le regole fisiche della stanza in cui ci troviamo.

Il problema è che Stéphane non può restare per sempre dentro le proprie invenzioni. I sogni interferiscono con ciò che dice e con ciò che fa da sveglio, e la relazione con Stéphanie diventa il terreno in cui immaginazione e realtà cominciano davvero a scontrarsi. Più lui prova a controllare ciò che sente attraverso fantasie e piccoli mondi costruiti su misura, più la realtà gli ricorda che un’altra persona non può essere governata come un sogno. Gael García Bernal riesce a rendere il personaggio buffo, fragile e a volte perfino irritante senza fargli perdere tenerezza. Stéphanie, invece, non è soltanto la ragazza ideale del suo universo fantastico: ha desideri e limiti propri, e proprio per questo la storia d’amore non procede mai nel modo semplice che Stéphane vorrebbe.

Colori vivaci, ambienti fantastici e dimensioni sproporzionate creano quello spazio onirico che anche a noi può capitare di vedere mentre dormiamo. Il film non spiega davvero il funzionamento del cervello, e per fortuna: prova piuttosto a visualizzare l’eterna lotta fra ciò che immaginiamo, ciò che desideriamo e quello che la realtà ci concede. Non è una commedia romantica tradizionale e la sua logica può spiazzare chi cerca una storia ordinata. Ma se siete disposti a seguire Gondry dentro i suoi sogni di cartone, è da vedere. Specialmente se siete sognatori!