Io mi fido degli uomini; è del demonio che è dentro di loro che non mi fido!
The Italian Job del 2003 riprende titolo e idea di partenza del film britannico Un Colpo all’Italiana del 1969, ma costruisce una storia molto diversa. Charlie Croker, Mark Wahlberg, fa parte di una banda di ladri esperti guidata dal veterano John Bridger, interpretato da Donald Sutherland. Il gruppo organizza a Venezia un colpo perfettamente coordinato e riesce a impossessarsi di lingotti d’oro per un valore di circa 35 milioni di dollari. Dovrebbe essere il lavoro capace di sistemarli tutti per sempre, ma uno dei compagni, Steve, tradisce la squadra, si prende l’intero bottino e uccide John. Da quel momento l’obiettivo non è più soltanto recuperare l’oro: Charlie e gli altri vogliono soprattutto vendicarsi.
Per riuscirci Charlie riunisce la vecchia squadra e coinvolge Stella, la figlia di John, interpretata da Charlize Theron, specialista nell’apertura delle casseforti. Seth Green, Jason Statham e Mos Def completano un gruppo in cui ciascuno ha una competenza precisa, e il film si diverte a preparare il secondo colpo come una partita contro qualcuno che conosce già i loro metodi. La parte più riuscita rimane proprio la dinamica di squadra. Non tutti i personaggi vengono approfonditi allo stesso modo, e continuo a pensare che il gran cast non sia sfruttato al massimo, ma ognuno ha abbastanza personalità da rendere riconoscibile il proprio ruolo.
F. Gary Gray, regista con una lunga esperienza anche nel mondo dei videoclip, cura molto l’aspetto visivo e soprattutto le scene d’azione. L’inizio veneziano è accattivante e il finale con le Mini Cooper lanciate per Los Angeles è il momento più adrenalinico e memorabile. Nel mezzo il ritmo rallenta parecchio per preparare il piano, studiare Steve e costruire il rapporto fra Charlie e Stella. A mio parere continua a essere la parte meno efficace del film, ma oggi la vedo anche come una conseguenza del genere: senza quella preparazione, l’ultima rapina avrebbe molto meno gusto. Se vi piacciono i film di colpi ben orchestrati, potete abbinarlo a Un Colpo Perfetto, che sceglie però un ritmo e un tono completamente differenti.
Non è un remake fedele e probabilmente è meglio così, perché evita di vivere soltanto del confronto con l’originale britannico. Usa il titolo storico, l’idea della banda e le Mini, ma cerca un’identità da action americano dei primi anni Duemila. La vendetta è semplice, il cattivo è chiarissimo e il film non pretende di essere più complicato del necessario. Quando accelera funziona molto bene; quando rallenta si sente di più la struttura abbastanza prevedibile. Rimane comunque un prodotto divertente, con un cast di livello e un finale capace di ripagare l’attesa.

