Reduce da un tour in Iraq, un gruppo di giovani soldati torna in una piccola cittadina del Texas, convinti che la guerra, almeno per loro, sia finita. Come in ogni piccola cittadina che si rispetti, il gruppo viene acclamato e accolto a braccia aperte, ma già dalla festa durante la prima sera si vedono i problemi di chi ha dimenticato come vivere in un ambiente tranquillo e lontano dalle bombe. Mentre uno di loro ubriaco scava una trincea nel giardino di casa, un altro viene sbattuto fuori casa dalla moglie stufa e spaventata, le cattive notizie arrivano tempestive: vengono richiamati alle armi, nonostante il loro lavoro sia finito. Il sergente Brandon King non è d’accordo, e viaggia per il Paese cercando un modo di raggirare lo “stop loss”, fino ad arrivare al confine con il Messico.
Il viaggio di Brandon non è una fuga eroica, ma il tentativo confuso di riprendersi il diritto di decidere della propria vita. Attorno a lui, amici e familiari cercano di andare avanti come se tutto potesse tornare alla normalità, mentre ogni gesto tradisce quanto la guerra sia rimasta dentro quei ragazzi. Ryan Phillippe rende bene questa rabbia trattenuta, e i rapporti tra i compagni mostrano come la stessa esperienza possa lasciare ferite diverse. Anche quando il film segue la strada e gli incontri del protagonista, il vero conflitto non scompare: non basta attraversare uno Stato o raggiungere un confine per sentirsi finalmente liberi. È forse proprio questo senso di impotenza a restare più impresso.
Non è uno di quei film dai dialoghi particolarmente profondi, dalle immagini forti o che mostra quanto l’amore per il proprio Paese sia più forte di qualsiasi altra cosa. Non è un film pro o contro la politica, né una denuncia alla guerra. È semplicemente un film umano, che mostra la drammaticità di un gruppo di persone la cui umanità è limitata, le cui scelte (ogni genere di scelta) non sono più una questione di libero arbitrio ma nemmeno dettate dagli ordini di un superiore, semplicemente non sono più in grado di scegliere. È un film semplice, che utilizza proprio questa semplicità per trasmettere una serie di messaggi forti.

