Boyhood

2014 · Richard Linklater

Drammatico / Sentimentale165 min

Mason cresce dai 6 ai 18 anni davanti alla stessa macchina da presa. Linklater filma dodici anni reali trasformando il tempo quotidiano nel vero protagonista.

Recensione di

★★★★★ ★★★★★
Voto medio: 3,73
(11 voti totali)

“Posso usare le spondine? Niente spondine. La vita non regala spondine.”

Parlare di film davanti ad un lavoro produttivo come Boyhood è quantomeno una definizione riduttiva. L’ultima fatica di Linklater (School of Rock, Before Sunrise, Fast Food Nation) è un’esperienza sociologica che racconta la vita di un ragazzino (e delle persone che gli stanno intorno) dai 6 ai 18 anni. Il dettaglio non trascurabile è che gli interpreti di questo lasso di vita lungo 12 anni sono gli stessi attori che crescono ed invecchiano con la pellicola in un ritratto sociale lungo più di un decennio. Linklater dal 2002 ha infatti radunato ogni anno lo stesso cast e la stessa troupe per aggiornare un lavoro che ha trovato la sua completa realizzazione nel 2013.

La cosa incredibile è che questo esperimento non sembra mai un esperimento. Mason, interpretato da Ellar Coltrane, cambia voce, volto, gusti e abitudini sotto i nostri occhi, ma senza salti artificiosi o trucchi di montaggio. Ci sono i traslochi, le prime amicizie, i rapporti difficili con gli adulti, le discussioni a tavola e i piccoli momenti che normalmente un film taglierebbe perché troppo ordinari. Linklater invece li mette al centro. Non cerca un grande evento che giustifichi la durata del racconto: lascia che sia il passare del tempo a diventare il vero protagonista.

Mason è il figlio minore di due genitori separati. Olivia (Patricia Arquette) è una mamma premurosa ma insicura, Mason Senior (Ethan Hawke) è un padre scapestrato ma che sa comunque essere un amico sincero per il piccolo Mason e per la sorella Samantha. Il regista statunitense sarà capace di raccontarci l’evoluzione di questo nucleo con estrema naturalezza, con la semplicità che contraddistingue la vita vera. Personalmente ho apprezzato l’impegno e la ricerca di un progetto così a lungo termine, oltre alla facilità con cui ho “retto” le quasi tre ore di proiezione. È raro che un film riesca a farci sentire il peso degli anni senza ricorrere a eventi clamorosi: qui bastano una canzone, un taglio di capelli o un dialogo in macchina per accorgerci che qualcosa è cambiato. I protagonisti, alla fine, sono le anime delle persone.

Patricia Arquette è straordinaria nel mostrare una madre che cerca di fare la cosa giusta anche quando sbaglia strada; Ethan Hawke dà al padre una leggerezza iniziale che, con gli anni, lascia spazio a una maturità conquistata lentamente. E poi c’è Samantha, la sorella interpretata da Lorelei Linklater, che cresce insieme a Mason senza essere ridotta a semplice comparsa. Nessuno è perfetto e nessuno cambia da un giorno all’altro. Si sbaglia, si ricomincia, si va avanti: in fondo è proprio così che funzionano le famiglie vere.